Lo sfogo di un momento

 

Ci sono dolori che vogliono – quando vogliono – lo sfogo di un momento, ma che non sopporterebbero la mortificazione del conforto. (Eugenio Donadoni)

 

Nell'VIII Canto del Purgatorio, Dante incontra il suo amico Ugolino (o Nino) Visconti. Nino si sfoga con Dante a riguardo del breve lutto portato dalla moglie dopo la sua morte, e soprattutto rimprovera alla moglie il fatto di essersi risposata con un Ghibellino dopo essere stata moglie di un Capitano dei Guelfi (Nino Visconti era non solo Capitano dei Guelfi, ma anche figlio di Giovanni Visconti, il capo dei Guelfi di Pisa). E' come se la vedova di un presidente degli Stati Uniti d'America sposasse Osama Bin Laden, per capirci. 

Dopo aver confidato il suo grande dolore, Nino supplica Dante di chiedere alla figlia ("Dì a Giovanna mia" – un'espressione meravigliosa per parlare di una figlia) di pregare per lui, una volta che Dante fosse tornato tra i vivi.

A questa confidenza, e alla successiva richiesta di Nino, Dante non risponde niente. Invece di rispondere guarda il cielo:

"Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,

pur là dove le stelle son più tarde,

sì come rota più presso a lo stelo".

(I miei occhi avidi di vedere andavano insistentemente al cielo,

al Polo Artico dove le stelle si muovono più lente,

come fa la parte della ruota più vicino all'asse)

Eugenio Donadoni, un critico e commentatore della Divina Commedia, su questi versi osserva: "Ci sono dolori che vogliono, quando vogliono, lo sfogo di un momento, ma che non sopporterebbero la mortificazione del conforto".

Dante guarda il cielo e non risponde niente non perché non capisca lo sfogo dell'amico, ma al contrario perché ne è talmente partecipe da preferire il rispetto del silenzio.

Tempo fa nel blog postai la stupenda animazione di David Reilly su una canzone degli U2: "I'll go crazy if I don't go crazy tonight" ("Se non divento pazzo stanotte, diventerò pazzo"). Questo titolo è stupendo. E' una poesia di per sé. 

Nella vita ci sono momenti, dolori, a volte gioie, in ogni caso stati d'animo, che ci investono in maniera così violenta e improvvisa, che richiedono uno sfogo di pazzia momentanea per non cadere in uno stato di pazzia definitiva.  Sto parlando di quelle emozioni talmente forti che se represse in nome dell'autocontrollo, possono precipitarci in uno stato di intorpidimento dell'anima duraturo. Possono semplicemente arrivare e risiedere dentro di noi e restare a tempo indeterminato, se non viene concesso loro lo sfogo e l'attenzione che meritano. 

E allora ecco alcuni di questi dolori silenziosi ed esplosivi nella stupenda animazione video di David Reilly che ripropongo qui sotto: una madre disperata, un bambino che scappa di casa, un cane disperso, un barbone, una ragazza che scappa da una vita di violenze, una bambina che ha perso il cane (guardate la sua determinazione nel ritrovarlo tappezzando i muri di manifesti identici a un centimetro uno dall'altro), incrociano le loro storie sulle note della canzone degli U2.

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2 Commenti on "Lo sfogo di un momento"

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Elena
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CONGEDO

Se muoio,
lasciate il balcone aperto.
Il bimbo mangia arance.
(Dal mio balcone lo vedo.)
Il mietitore falcia il grano.
(Dal mio balcone lo sento.)
Se muoio,
lasciate il balcone aperto.

Federico Garcìa Lorca

Max
Ospite

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