35 anni dopo

 

Ogni tanto guardo la fotografia di mio padre e cerco di interpretarlo. Mi ricordo che da bambino, guardando la stessa foto, lo facevo anche parlare. Mi diceva un sacco di cose: mi dava consigli, mi indicava la strada giusta e quella sbagliata, a volte mi rimproverava.

Quando tuo padre muore e tu hai cinque anni, passi il resto della tua vita a immaginartelo. Il rischio peggiore che si corre in casi come questi, è quello di costruire una figura sopra un piedistallo che diventerà un modello impossibile da raggiungere. La frustrazione di non raggiungere mai il modello che hai inventato nella tua testa. 

Il lato grottesco è che tuo padre sei tu. Sei tu che ti parli nella testa con una voce che pensi di ricordare. Sei tu che ti rimproveri, ti dai consigli, ti indichi la via giusta e quella sbagliata. 

Guardo la fotografia e chiedo: Chi sei? – Cerco di interpretare lo sguardo, la pettinatura, il nodo della cravatta, la montatura degli occhiali. E se guardo la foto abbastanza a lungo, comincia a muoversi. Parla, gesticola, ride, fa delle battute, dice delle cose. Mio padre si chiamava Angelo. Ha smesso di dare consigli, ma ancora oggi non passa giorno che non pensi a lui.

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1 Comment on "35 anni dopo"

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clelia pierangela pieri
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clelia pierangela pieri

Credo di compredere, ci vuole ogni tanto una pagina come questa.
Grazie.
c.

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