Archivi categoria: Achmatova

Achmatova

Distrugga, per favore, le mie lettere

 

Preferirei di no.
(Bartleby lo Scrivano, Herman Melville)

 

Distrugga, per favore, le mie lettere: oggi ho scoperto l'esistenza di questa raccolta di lettere della Achmatova pubblicata da Archinto Editore. Dopo aver letto il titolo della raccolta, pensavo al terrore psicologico con cui ogni regime finisce per detenere la proprietà delle persone. E' proprio questo l'aspetto peggiore dell'assenza di libertà: qualcuno, cioé, ti lascia il privilegio di gestire il tuo corpo, ma si prende la tua anima. Una cosa da diavoli dell'inferno.

La Achmatova, che visse sotto il regime staliniano, chiudeva di solito le sue lettere con quella frase: Distrugga, per favore, le mie lettere. Chiedeva ai suoi corrispondenti di distruggere quello che aveva scritto. Aveva paura che il suo pensiero (di critica aperta al regime) finisse nelle mani sbagliate e potesse essere usato contro di lei o la sua famiglia. Questa è l'esatta misura dell'impatto di un regime dittatoriale a danno dell'anima: per un poeta, che fa delle parole la sua stessa vita, una frase come quella che usava la Achmatova, equivale più o meno a dire: Uccida, per piacere, i miei figli.

Una lettera che certamente la Achmatova non chiese di distruggere, fu quella che inviò a Stalin chiedendo la liberazione del marito e del figlio, arrestati con l'accusa di aver partecipato ad associazioni antirivoluzionarie. Accusa gravissima, che poteva prevedere il carcere a vita o la pena di morte.

La lettera è questa:

1 novembre 1935
   Anna Achmatova – a Josif Stalin

  " Rispettabile Josif Vissarionovic!
   Conoscendo il suo interessato affetto per le culture del paese e in particolare per gli scrittori, mi permetto di rivolgermi a Voi con questa lettera. Il 23 ottobre a Leningrado sono stati arrestati dalla polizia segreta mio marito Nicolaij Nicolaevic (professore all’accademia dell’arte) e mio figlio Lev Nicolaevic Gumilev (studente all’università statale di Leningrado).

   Josif Vissiarionovic, io non so di cosa li accusano, ma do a voi la mia parola onesta che loro non sono fascisti, né spie, né partecipanti alle fondazioni controrivoluzionarie.
   Io abito nella URSS dall’inizio della Rivoluzione e non ho mai voluto lasciare il paese con il quale sono legata con la mente e con il cuore. Sebbene i miei versi non vengano pubblicati e i commenti dei critici mi diano tante amarezze, io non sono mai stata pessimista; in pesanti condizioni morali e materiali ho continuato a lavorare e ho già pubblicato un lavoro su Puskin, e il secondo sta per essere pubblicato. A Leningrado abito in modo molto riservato e spesso ho qualche problema fisico. L’arresto delle due uniche persone a me care mi ha recato una dura ferita che non riesco a sopportare.
   Io vi prego, Josif Vissarionovic, di tornarmi il marito e il figlio, sono sicura che di questo nessuno si pentirà.
Anna Achmatova

 

Il figlio di Anna sarà liberato nove anni dopo, il marito verrà fucilato.  A seguito della lettera della Achmatova verranno entrambi liberati (Grazie a G.G. per la correzione)

Share