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Auden

Ciò che è vivo può amare

.. la consapevolezza improvvisa e definitiva di Ivan che la sua vita è stata tutta uno sbaglio, un inesorabile declino, proprio dove lui la immaginava più riuscita…
(Sylvia Plath, Diari)


Sotto un abietto salice
non ti affliggere più, innamorato:
segua al pensiero rapida azione.
A che serve pensare?
La tua incessante prostrazione
mostra quanto sei freddo;
alzati, su, e ripiega
la tua mappa di desolazione.

I rintocchi che scorrono sui prati
da quella fosca guglia
suonan per queste ombre senza amore
che all’amore non servono.
Ciò che è vivo può amare: perché ancora
piegarsi alla sconfitta
con le braccia incrociate?
Attacca e vincerai.

Stormi di anatre in volo sul tuo capo
e sanno dove andare,
freddi ruscelli in corsa ai tuoi piedi
e vanno verso l’oceano.
Cupa e opaca è la tua costernazione:
cammina, dunque, vieni,
non più così tarpato
in preda alla tua insoddisfazione.

Wystan H. Auden, York 1907 – Kirchstetten 1973 

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