Archive for the ‘Baudelaire’ Category

aprile 5th, 2008

Libero

Commenta, Baudelaire, Poesie, by Max.

Uomo libero, tu amerai sempre il mare.
Il mare è il tuo specchio:
tu contempli la tua anima
nell’infinito travaglio delle sue onde,
e il tuo spirito non è un abisso meno amaro

Charles Baudelaire, Parigi 1821 – 1867 

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marzo 20th, 2008

Il Vampiro

9 Commenti, Baudelaire, Poesie, by Max.

L’adorabile Primavera ha perduto il suo profumo.
(Charles Baudelaire, Voglia del nulla)


Tu che t’insinuasti come una lama
Nel mio cuore gemente; tu che forte
Come un branco di demoni venisti
A disperdere il mio spirito,
Umiliato il tuo letto e il regno-infame
A cui, come il forzato alla catena,
Sono legato: come alla bottiglia
L’ubriacone; come alla carogna
I vermi; come al gioco l’ostinato
Giocatore – che tu sia maledetta.

Ho chiesto alla fulminea spada, allora,
Di conquistare la mia libertà;
Ed il veleno perfido ho pregato
Di soccorrer me vile. Ahimè, la spada
Ed il veleno, pieni di disprezzo,
M’han detto: "Non sei degno che alla tua
Schiavitù maledetta ti si tolga,
Imbecille! – una volta liberato
Dal suo dominio, per i nostri sforzi,
tu faresti rivivere il cadavere
del tuo vampiro con i tuoi baci!"

Charles Baudelaire, Parigi 1821 – 1867 

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Che importa che tu venga
dall’Inferno o dal Cielo
oh mostro enorme, ingenuo, spaventoso!
Se grazie al tuo sorriso, al tuo sguardo,
al tuo piede penetro
un infinito che ignoravo e che adoro?
Che importa se da Satana o da Dio?
Se Sirena o Angelo, che importa?
Se si fanno per te – fata, occhi di
velluto, ritmo, luce, profumo, mia regina -
meno orrendo l’universo,
meno grevi gli istanti?

Charles Baudelaire, Parigi 1821 – 1867 

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dicembre 18th, 2007

Tristezza della luna

Commenta, Baudelaire, Poesie, by Max.

Questa sera la luna sogna più languidamente; come una
bella donna che su tanti cuscini con mano distratta e leggera
prima d’addormirsi carezza il contorno dei seni,

e sul dorso lucido di molli valanghe morenti, si abbandona
a lunghi smarrimenti, girando gli occhi sulle visioni
bianche che salgono nell’azzurro come fiori in boccio.

Quando, nel suo languore ozioso, ella lascia cadere
su questa terra una lagrima furtiva,
un pio poeta, odiatore del sonno,

accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima
dai riflessi iridati come un frammento d’opale, e la nasconde
nel suo cuore agli sguardi del sole.


Charles Baudelaire, Parigi 1821 – 1867
 

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marzo 21st, 2007

Il desiderio di dipingere

Commenta, Baudelaire, Poesie, by Max.

   Infelice forse l’uomo, ma felice l’artista che è dilaniato dal desiderio!
Io ardo dal desiderio di dipingere colei che mi è apparsa così raramente
e che così presto è fuggita come una cosa bella da rimpiangere
che nella notte il viaggiatore perde dietro di sé.
Quanto tempo è passato, ormai da quando è scomparsa!
È bella, e più che bella è sorprendente.
In lei abbonda il nero: e tutto ciò che ispira è notturno e profondo.
I suoi occhi sono due antri in cui lampeggia e vaga il mistero.

   Il suo sguardo illumina come il lampo:
è una esplosione nelle tenebre,
potrei paragonarla a un sole nero.
Ma ancora di più fa pensare alla luna,
che certo l’ha segnata con il suo temibile influsso.

   Non la bianca luna degli idilli, che sembra una fredda sposa,
ma la luna sinistra e inebriante nel fondo di una notte,
tempestosa, sospinta dalle nuvole in corsa;
non la luna placida e discreta che visita il sonno dei puri,
ma la luna strappata dal cielo, vinta e ribelle,
che le Streghe della Tessaglia costringono senza pietà
a danzare sull’erba atterrita.

   Nella sua piccola fronte abitano la volontà tenace e l’amore di preda.
E tuttavia, in fondo a questo viso inquietante,
splende con una grazia inesprimibile il riso di una grande bocca,
rossa e bianca, e deliziosa, che ci fa sognare il miracolo
di uno splendido fiore sbocciato in un terreno vulcanico.

   Ci sono donne che ispirano la voglia di vincerle e di goderle.
Questa dà il desiderio di morire lentamente sotto il suo sguardo…


Charles Baudelaire, Parigi 1821 – 1867
 

 

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novembre 24th, 2006

Il vino dell’assassino

Commenta, Baudelaire, Poesie, by Max.

   Mia moglie è morta: finalmente libero!

   Posso dunque ubriacarmi a mio piacere.
Quando tornavo a casa senza il becco
d’un quattrino, i suoi urli mi straziavano
fin nelle fibre. Son felice al pari
d’un re; l’aria è pura, il cielo è bello
a vedersi. Era estate, così, quando
m’innamorai di lei. Questa tremenda
sete che ora mi strazia, per estinguersi
bisogno avrebbe di sì tanto vino
quanto ne può tenere la sua tomba;
e non è dire poco: io l’ho gettata
in fondo a un pozzo e le ho buttato sopra
tutte quante le pietre, anche, dell’orlo.

   – La scorderò, se lo posso! Nel nome
delle promesse tenere da cui
nulla può svincolarci!
Potessimo far pace, io le implorai
un convegno, di sera, su una buia
strada. Ci venne! folle creatura!
Noi siamo tutti più o meno pazzi.

   Era ancora graziosa, benché tanto
stanca: troppo l’amavo: ecco perché
le dissi: fuggi da questa vita!
Nessuno può comprendermi. Uno solo
fra tutti questi stupidi beoni
pensò mai nelle sue notti morbose
di far del vino un drappo sepolcrale?

   Mai, né l’estate né l’inverno, questa
schiera di crapuloni invulnerabili,
macchine di metallo, hanno gustato
il vero amore, coi suoi neri incanti,
l’infernale corteo delle inquietudini,
i suoi filtri attoscati, le sue lacrime,
i suoi rumori di catene e d’ossa!
Eccomi solo e libero! Stasera
sarò sbronzo del tutto; e allora, senza
paura né rimorso, sulla terra
mi stenderò a dormire come un cane.

   Il carro dalle enormi ruote, carico
di fanghiglia e di pietre, il furibondo
treno schiaccino pure la mia testa
colpevole o mi taglino per mezzo:
me ne infischio di Dio come del Diavolo,
e così pure della Sacra Mensa!


Charles Baudelaire, Parigi 1821 – 1867
 

 

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ottobre 14th, 2006

La musa malata

Commenta, Baudelaire, Poesie, by Max.

   Ahimè, povera musa mia, che cos’hai stamane?
I tuoi occhi vuoti sono popolati di visioni notturne,
e vedo sul colore del tuo volto riflettersi
alterni, freddi e taciturni, follia e orrore.

   Il succube verdastro ed il folletto rosa hanno versato in te,
dalle loro urne, la paura e l’amore?
E d’un pugno dispotico e ribelle l’incubo ti ha forse annegata
al fondo di un favoloso Minturno?

   Vorrei che esalando odore di salute il tuo petto
fosse frequentato sempre da pensieri vigorosi
e il tuo sangue scorresse a ritmici fiotti,
come i suoni numerosi delle sillabe antiche
ove regnano volta a volta Febo, padre di canzoni
e il grande Pan, signore delle messi.


Charles Baudelaire, Parigi 1821 – 1867 

 

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novembre 17th, 2005

Il viaggio

Commenta, Baudelaire, Poesie, by Max.

   Noi partiamo un mattino con il cervello in fiamme,
con il cuore gonfio di rancori e di desideri amari, e andiamo
cullando al ritmo delle onde il nostro infinito sul finito dei mari.
Alcuni sono lieti di fuggire una patria infame,
altri l’orrore della loro nascita,
altri ancora – astrologhi sperduti negli occhi di una donna -
la tirannica Circe dai pericolosi profumi.

   Ma i veri viaggiatori sono soltanto quelli che partono per partire;
cuori leggeri, simili agli aerostati,
essi non si separano mai dalla loro fatalità
e, senza sapere perché, dicono sempre: “Andiamo!”
I loro desideri hanno le forme delle nuvole.

Charles Baudelaire, Parigi 1821 – 1867 

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