Archivio per la Categoria ‘Biografie’

Se dopo la mia morte volessero scrivere la mia biografia, non c’è niente di più semplice. Ci sono solo due date – quella della mia nascita e quella della mia morte.
Tutti i giorni fra l’una e l’altra sono miei.
(F. Pessoa)

   Quella che segue è una nota biografica scritta dallo stesso Pessoa nel 1935.

   Nome completo: Fernando António Nogueira Pessoa.
   Età e provenienza: Nato a Lisbona, quartiere dei Mártires, al n. 4 del Largo de S. Carlos (oggi del Directório) il 13 giugno 1888.
   Filiazione: Figlio legittimo di Joaquim de Seabra Pessoa e di D. Maria Madalena Pinheiro Nogueira. Nipote paterno del generale Joaquim António de Araújo Pessoa, combattente delle campagne liberali, e di D. Dionísia Seabra; nipote materno del consigliere Luís António Nogueira, giureconsulto e che fu Direttore Generale del Ministero del Regno, e di D. Madalena Xavier Pinheiro. Ascendenza generale: misto di portoghesi ed ebrei.
   Stato civile: Scapolo.
   Professione: La designazione più corretta sarebbe «traduttore», la più esatta «corrispondente straniero in imprese commerciali». Essere poeta e scrittore non costituisce professione, ma vocazione.
   Abitazione: Rua Coelho da Rocha, 16, 1º. Dto. Lisboa. (Indirizzo postale – Casella Postale 147, Lisbona).
   Funzioni sociali svolte: Se per questo si intendono cariche pubbliche o funzioni varie, nessuna.
   Opere pubblicate: L’opera è essenzialmente dispersa, in varie riviste e pubblicazioni occasionali. Quello che considera come valido in libri o foglietti è il seguente : «35 Sonnets» (in inglese), 1918; «English Poems I-II» e «English Poems III» (sempre in inglese), 1922, e il libro «Mensagem», 1934, premiato dal Segretariato della Propaganda Nazionale nella categoria «Poema». Il foglio «L’Interregno», pubblicato nel 1928, e costituito da una difesa della Dittatura Militare in Portogallo deve essere considerato come non esistente. Tutto ciò deve essere rivisto, e forse molto ripudiato.
   Educazione: Poiché sua madre, dopo la morte di suo padre nel 1893, si risposò nel 1895 in seconde nozze con il Comandante João Miguel Rosa, Console di Portogallo a Durban, Natal, venne lì educato. Vinse il premio Regina Vittoria di stile inglese nell’Università del Capo di Buona Speranza nel 1903, all’esame di ammissione, all’età di 15 anni.
   Ideologia Politica: Considera che il sistema monarchico sarebbe il più adatto per una nazione organicamente imperiale come è il Portogallo. Considera, allo stesso tempo, una monarchia completamente irrealizzabile in Portogallo. Per questo, se ci fosse un plebiscito fra regimi, voterebbe, sebbene con dolore, per la repubblica. Conservatore di stile inglese, cioè con libertà nel conservatorismo, e assolutamente antireazionario.
   Posizione religiosa: Cristiano gnostico e pertanto interamente opposto a tutte le Chiese organizzate, e soprattutto alla Chiesa di Roma. Fedele, per motivi che saranno impliciti più avanti, alla "Tradizione Segreta" del Cristianesimo, che ha relazioni intime con "Tradizione Segreta" di Israele (la Santa Kabbalah) e con l’essenza occulta della Massoneria.
   Posizione iniziatica: Iniziato, per comunicazione diretta del Maestro al Discepolo, nei tre gradi minori dello (apparentemente estinto) Ordine Templare del Portogallo.
   Posizione patriottica: Appartenente a un nazionalismo mistico, da cui sia abolita tutta l’infiltrazione cattolico-romana, se fosse possibile un nuovo sebastianismo, che la sostituisca spiritualmente, sempre che nel Cattolicesimo portoghese vi sia mai stata spiritualità. Nazionalista guidato da questo motto «Tutto per l’Umanità, niente contro la Nazione».
   Posizione sociale: Anticomunista e anti-socialista. Altro si deduce da quanto è detto sopra.
   Riassunto di queste ultime considerazioni: Avere sempre nella memoria il martire Jacques de Molay, gran Maestro dell’Ordine dei Templari, e combattere sempre e dappertutto i suoi tre assassini: l’Ignoranza, il Fanatismo e la Tirannia.
   Lisbona, 30 marzo 1935


Fonte: Wikipedia

   Ci sono persone cui riservo una venerazione assoluta, un amore incondizionato (come ogni amore è incondizionato), un’ammirazione e un rispetto senza pari. Quasi tutte queste persone sono morte. Molte di queste sono citate in questo blog, altre le aggiungerò con il tempo, altre ancora non ci entreranno mai. Qualcuna di queste è viva, una di queste ha dormito con me.
Uno mi è stato padre.

   Il 21 novembre 1694 nasce a Parigi una di queste persone: François-Marie Arouet, alias Voltaire. A dieci anni François-Marie entra nel collegio dei gesuiti. In seguito viene affidato all’abate di Chateauneuf, suo padrino, che lo introduce nel circolo dei giovani “Liberi pensatori”. Nel 1716, a 22 anni, François-Marie si procura il suo primo esilio per due scritti sul duca d’Orleans, e nel 1717 viene imprigionato per aver composto una satira ingiuriosa sul regno di Luigi XIV; durante gli 11 mesi di prigionia porta a termine la tragedia Edipo, che avrà grande successo. Nel 1723 adotterà lo pseudonimo di Voltaire e con l’investimento oculato dell’eredità paterna saprà assicurarsi una notevole ricchezza.
   Nel 1726 Voltaire viene rinchiuso nuovamente nella Bastiglia, per contrasti col cavaliere di Rohan, ma nel maggio dello stesso anno si trasferisce in esilio volontario in Inghilterra, dove resterà per tre anni. Nel 1729 ottiene di poter tornare a Parigi dove scriverà diverse opere negli anni a venire: La Storia di Carlo XII, Bruto, Zaira, La morte di Cesare e Le Lettere Filosofiche. Le Lettere Filosofiche furono pubblicate in Olanda nel 1734 e diffuse clandestinamente in Francia, con enorme successo. In queste 25 lettere Voltaire contrappone la libertà che in Inghilterra si esplicava in tutte le sue forme, all’assolutismo e il dogmatismo vigenti in Francia. Le Lettere verranno immediatamente condannate in Francia, e Voltaire sarà costretto a un nuovo esilio.

   Nel 1744 Voltaire rientra a Parigi e riacquista il favore della Corte, tanto che nel 1746 entra all’Accademia ed è nominato storiografo del Re. Nel 1747 però è di nuovo in disgrazia e di nuovo in esilio. Nel 1749 parte per Berlino, dove Federico II di Prussia gli offre un posto di ciambellano. Il periodo prussiano, iniziato con grandi onori e finito con un arresto, dura solo tre anni. Abbandonata Berlino per l’Alsazia e poi per Lione, Voltaire si stabilisce a Ginevra; nel 1755 inizia a collaborare all’Encyclopedie. Del 1756 sono il Saggio sui costumi e sullo spirito delle nazioni, e il Poeme sur le desastre de Lisbonne, che anticipa l’argomento svolto in Candido e l’ottimismo (1759): la dimostrazione dell’assurdità dell’ottimismo filosofico di Leibniz e l’invito all’umanità di non aggiungere il male morale al male già insito nella Natura.
   Nel 1760 Voltaire che intanto si è stabilito definitivamente a Fernet, al confine svizzero, si dedica a importanti opere filosofiche: Trattato della tolleranza, 1763; Dizionario filosofico, 1764; Questions sur l’Encyclopedie, 1770, e scrive un gran numero di pamphlet contro gli abusi della giustizia, e contro tutte le forme di superstizione e di intolleranza.
   Il 30 maggio 1778 Voltaire muore a Parigi, dove era stato eletto presidente dell’Accademia.
  
   Antologia di giudizi:

  •    “Tranne che in alcuni suoi capolavori, coglie solo il lato ridicolo delle cose e dei tempi. Mentre la sua immaginazione v’incanta, fa balenare una falsa ragione che distrugge il meraviglioso, rimpicciolisce l’anima e rivela in una luce orrendamente gaia l’uomo all’uomo. Seduce e affatica per la sua immobilità; estasia e disgusta; non si sa quale sia la forma a lui propria: sarebbe insensato se non fosse così saggio, e cattivo se la sua vita non fosse piena di benemerenze.” Chateaubriand
  •    “E’ troppo leggero per essere crudele. Dice cose enormi piroettando sul tallone. Ma è ammirevole nel contraddirsi, per andare di slancio fino in fondo a un’idea e poi, con altrettanto slancio, sino in fondo all’idea contraria, per essere inconseguente con sovrana e intrepida certezza, per essere ateo, teista, ottimista, pessimista, audace innovatore, reazionario arrabbiato, sempre con la stessa lucidità di pensiero e decisione di argomento, sempre come se non pensasse mai ad altro, cosa che rende ogni suo libro una meraviglia di limpidezza, e ogni sua opera un prodigio d’incertezza. Questo grande spirito è un caos di idee chiare.” Faguet
  •    “Voltaire fu l’ultimo grande scrittore che, nel maneggiare la lingua della prosa, ebbe l’orecchio di un greco, la coscienza artistica di un greco, la semplicità e la grazia di un greco.” Nietzsche
  •    “La filosofia volterriana è stata giudicata severamente. Faguet la definiva ‘un caos di idee chiare’. E’ certo che un sistema perfettamente chiaro ha poche possibilità di essere l’immagine di un mondo oscuro. Voltaire ha indicato meglio di chiunque, nei suoi giorni di franchezza, i limiti della chiarezza e quel che c’è, nei destini umani, di follia e di confusione.” Maurois
  •    “Il filosofo che più ha fatto per preparare la forma attuale della nostra civiltà.” Lanson



Credits: Parte della biografia è stata tratta dall’introduzione al Dizionario filosofico, 2ª edizione Gli Oscar, novembre 1968 – Mondadori

 

   Biografia: Nacque, omissis, morì.


Gesualdo Bufalino, Comiso 1920 – 1996 

 

   Jim Morrison è nato l’8 dicembre 1943 in Florida, e non è più morto. Figlio di un ufficiale di marina e di una casalinga, è stato cantante, poeta, regista, soprattutto è stato sé stesso. Dopo un’infanzia passata ad inseguire con la famiglia gli spostamenti del padre in tutti gli Stati Uniti d’America, i Morrison si stabilirono ad Alameda, nella California del nord. Qui Jim frequenta le scuole superiori, con risultati alterni che vanno dall’eccellente al pessimo. E legge, soprattutto legge, legge, legge. Dopo diciotto mesi il padre fu di nuovo trasferito a Washington, e la famiglia si stabilì ad Alexandria in Virginia, per tre anni.

   L’interesse per la poesia e per la letteratura continuò a crescere in maniera esponenziale, insieme a quello per la musica. In quel periodo Morrison ascoltava esclusivamente il blues, aveva dichiarato di odiare il Rock & Roll. La passione per il blues era superata solo dall’amore per la letteratura. Leggeva Blake, Rimbaud, Kerouak, Baudelaire.

   All’inizio del 1964, Morrison contro il parere dei genitori si iscrive alla facoltà di Arti Teatrali dell’UCLA, l’università di Los Angeles, considerata la più libertina in America. L’università più libertina nella città della droga e del sesso, Jim era a casa sua.
   Studiò con tutta la passione che poteva metterci, mentre continuava a divorare i testi di letteratura nella biblioteca dell’università, e a frequentare l’ambiente artistico della città, con poeti, cantanti e scrittori. Marijuana ed LSD diventeranno da questo momento della sua vita inseparabili compagni di viaggio.

  

   All’UCLA conobbe Dennis Jackob, con il quale discusse ancora e ancora e ancora il lavoro e la filosofia di Nietzsche. Durante una delle loro discussioni, venne fuori una citazione di Blake: ‘Se le porte della percezione venissero aperte, tutto apparirebbe all’uomo per quel che è veramente, cioé infinito.’ A quel punto, Jim disse che lui e John avrebbero dovuto formare un gruppo: The Doors, le porte, aperte e chiuse. L’idea nacque e morì lì, per il momento.

   John era John Da Bella, un altro suo grande amico che lo iniziò allo studio dello sciamanesimo, oltre a vari cocktail di alcool e droghe. Fu dopo essersi avvicinato all’immagine dello sciamano e allo sciamanesimo, che Morrison si convinse che lo strumento ideale per diffondere questo tipo di filosofia nella società in cui era inserito, potesse essere proprio la musica. Gli piaceva il nome The Doors e parlò con Dennis del suo progetto. Dennis gli rispose più o meno che non vedeva proprio come avrebbero potuto realizzarlo, dal momento che lui non sapeva suonare e Jim non sapeva cantare.

   La svolta avvenne poco tempo dopo, sulla spiaggia di Venice a Santa Monica. Qui Morrison incontrò Ray Manczarek e quando gli disse che voleva formare un complesso chiamato The Doors, Ray rimase molto impressionato dal nome, in particolare per il richiamo alla citazione di Blake. Jim e Ray cominciarono a lavorare duro al loro progetto, con Jim nella parte di autore dei testi, e Ray in quella di musicista.

   Siamo nell’agosto del 1965, l’avvicinamento di Morrison alla porta della musica era ormai completo. Era arrivato davanti alla porta. L’avrebbe aperta, forzata, scardinata con l’aiuto delle droghe, ci sarebbe entrato, avrebbe visto cosa c’era dietro, dopo, e sarebbe rimasto lì dentro per sempre. Avrebbe cantato la disperazione esistenziale. Avrebbe cantato di amore e di morte, di sesso e di rivolta, di incesto e follia, di aborto e prigione; di droghe, di sentimenti, di sensazioni. Avrebbe cantato della conoscenza.

   La paura, la tristezza, la solitudine, lo stupore di un vivere sconosciuto ed inconoscibile gli appartenevano e gli erano ambigui compagni. Portò all’estremo limite l’insofferenza di una generazione arrabbiata e dolente. Interprete della dolorosa denuncia della condizione umana, il suo era un messaggio di trasgressione come mezzo di conoscenza. E’ stato idolo e mito, eroe e simbolo. La sua poesia, le sue metafore, le sue trasgressioni, i suoi eccessi, il suo carisma sono rimasti nella leggenda, cristallizzati dalla sua morte. Morrison morì a Parigi il 3 luglio 1971, nella vasca da bagno dell’albergo dove alloggiava insieme alla sua ragazza, Pamela.

   La sua tomba si trova nel cimitero parigino di Père Lachaise, vicino a Wilde, Balzac, Baudelaire, Proust.
   Era il Re Lucertola, lo sciamano.
   Era il leader dei Doors.
   Era Jim Morrison.

Credits: Parte della biografia è tratta dal sito musicalstore.it. Parte dell’analisi sulla poetica è tratta dalla prefazione di Manola Mineo al libro Jim Morrison, la vita, le canzoni, le poesie