Archivio per la Categoria ‘Dickens’

 

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Marley, prima di tutto, era morto. Niente dubbio su questo.
(Charles Dickens, Cantico di Natale – Incipit)

 

 

Oggi, mentre ero in coda nel traffico dopo aver saltato il pranzo per il ritardo di un cliente (non so se riuscite a immaginare una situazione peggiore di quella che ho appena descritto), ero completamente preso (posseduto) dalle maledizioni che stavo mandando: al cliente, al traffico, all'economia, al paese, a Berlusconi – in quest'ordine.

Allora la mia vocina mi ha detto: E se fossimo semplicemente all'inizio di un nuovo Medio Evo?
(Cioé?)

Il fatto è che noi siamo presi dalle cose per come le vediamo dal nostro minuscolo punto di osservazione, che si trova da qualche parte nel nostro Ego, e che spesso falsa l'analisi degli avvenimenti suggerendoci che noi siamo il centro del mondo. Se guardo le cose pensando di essere l'ombelico del mondo, è ovvio che mi ritrovo continuamente a chiedermi come mai allora spesso il mondo mi si rivolta contro. Viceversa, se cambio punto di osservazione e esco dal minuscolo e insignificante buchetto nell'universo costituito dalla mia coscienza individuale (nella quale in un sottobuchetto abita anche l'Ego), le cose hanno un colore diverso, e un significato più ampio. Diciamo che acquistano maggiore credibilità.

Allora torno al Medio Evo e all'epoca che stiamo vivendo. Noi veniamo da un periodo di enorme espansione dell'umanità, in tutti i campi: sociale, economico, politico, educativo. Sto parlando di un periodo di tempo che abbraccia circa 600 anni, dal 1400 al 2000. Si inizia nel '400 con il Rinascimento, per procedere con il Risorgimento, e arrivare al '700 con L'Illuminismo. La crescita procede nell'800 con la Rivoluzione Industriale (con qualche Stop & Go) per arrivare al '900 e all'avvento delle democrazie mondiali. Poi ancora Stop & Go con le due guerre, e poi il boom negli ultimi 60 anni: prosecuzione dell'Era Industriale, Era Tecnologica, Era dell'Informazione, sviluppo delle scienze sociali, maggiore consapevolezza del valore e della dignità dell'individuo, maggior benessere sociale. In tutto questo un piccolo neo: la parità dei diritti tra uomo e donna, ma niente è perfetto.

Siamo arrivati all'anno 2000, la festa è finita: nel 2001 questo enorme processo virtuoso sembra essersi piantato. Ha esitato un momento, e da un paio di anni sembra aver preso in picchiata la direzione verso il basso. Il 2001 è l'anno delle Torri Gemelle, la cui distruzione ha di fatto innescato l'inizio del possibile crollo dell'Impero Romano moderno: l'America. E il punto (mi dicevo oggi nel traffico) è esattamente questo: alla caduta dell'Impero Romano non seguì certo un periodo felice, almeno per l'occidente. Seguirono invece 400 anni di guerre intestine ed incertezze, che sfociarono nel Medio Evo, per poi approdare dopo ulteriori 400 anni al Rinascimento e ricongiungere il discorso che ho fatto fin qui. Ma attenzione: per ritrovare una strada virtuosa dopo il crollo del proprio punto di riferimento, l'umanità impiegò tra i 700 e gli 800 anni, passando nel frattempo in quello che fu il periodo più buio degli ultimi 2000 anni. Non so se mi state ascoltando dal vostro buchetto nell'Ego.

Dentro la mia macchina piantata nel traffico, realizzato questo, ho deciso che oggi (come faccio tutti gli anni in questo periodo) avrei scritto un post nel blog (questo post) per proporre la lettura del Cantico di Natale. Il periodo è quello giusto, e visto che vi ho appena prospettato 800 anni di disgrazie, per risarcirvi non mi resta che la fantasia. Il Cantico di Natale lo potete leggere a vostra figlia, alla vostra sorella minore, alla vostra amante (andrete all'inferno lo stesso), a vostro padre, a voi stessi, a chi vi pare. Cliccando qui potrete scaricare il PDF del romanzo tradotto in italiano. L'edizione è quella contenuta nel sito Liber Liber. Le illustrazioni all'inizio di questo post sono quelle disegnate da John Leech nel 1843, contenute nella prima edizione dell'opera.

Quest'anno c'è anche un altro appuntamento importante con Dickens: il 3 dicembre uscirà nei cinema il nuovo film in 3D prodotto dalla Disney, A Christmas Carol, con Jim Carrey nei panni di Scrooge. Il film è stato realizzato con la tecnica della performance capture, che consente di catturare le espressioni facciali di attori reali per poi applicarle a personaggi virtuali realizzati in computer grafica. E' la stessa tecnica utilizzata in Polar Express con Tom Hanks.

Il trailer del film:

 

Come ogni anno in questo periodo, vi consiglio la lettura del Canto di Natale di Dickens. Dickens è stato per la novella quello che Shakespeare è stato per il teatro, Pessoa per l’inquietudine, Van Gogh per i colori, i Pink Floyd per la musica.

La volpe del Piccolo Principe diceva che le tradizioni sono importanti, bisogna prepararsi per tempo. E allora Dickens può essere senz’altro di aiuto per trasportarci nello spirito natalizio una pagina alla volta, finché non saremo pronti per quello che lui stesso chiamava "Il più bel giorno dell’anno": la vigilia di Natale. Se vi serve una buona scusa, potreste leggerlo a vostra figlia, o a vostro nipote, o alla vostra sorellina, o al vostro capo… In ogni capo si nasconde un piccolo grande Scrooge.

Cliccando qui potrete scaricare il racconto in formato pdf.

Credits: La versione del Canto di Natale è tratta dal sito LiberLiber

Marley, prima di tutto, era morto. Niente dubbio su questo. Il registro mortuario portava le firme del prete, del chierico, dell’appaltatore delle pompe funebri e della persona che aveva guidato il mortoro. Scrooge vi aveva apposto la sua: e il nome di Scrooge, su qualunque fogliaccio fosse scritto, valeva tant’oro. Il vecchio Marley era proprio morto per quanto è morto, come diciamo noi, un chiodo di porta.
(Il Cantico di Natale, incipit)


A un mese esatto da quello che Dickens chiamava "il più bel giorno dell’anno" (la vigilia di Natale), ripropongo per il terzo anno di seguito la lettura del Cantico di Natale. Le tradizioni sono importanti. Quest’anno sono in anticipo: un mese non è poco. Il fatto è che per onorare le tradizioni bisogna prepararsi per tempo: entrare nello spirito giusto. Ognuno si prepara a modo suo. Un ottimo modo potrebbe essere quello di leggere il cantico di natale alla vostra sorellina minore, o a vostro figlio. Un po’ alla volta, la sera prima di addormentarsi. E’ la scusa migliore per rileggere una cosa bella come questa.
Cliccando qui potrete scaricare un file zippato che contiene il testo completo della novella. La versione è quella contenuta nel sito LiberLiber

Cantico di Natale. Charles Dickens, Portsmouth 1812 – 1870 

Visto che il periodo è di nuovo quello giusto, vado a ripescare in soffitta un post dell’anno scorso in cui proponevo la lettura del Canto di Natale di Dickens. La proposta è sempre valida: cliccando qui  potrete scaricare il racconto in formato Word. La versione è quella contenuta nel sito LiberLiber.

Canto di Natale
C. Dickens, Portsmouth 1812 – 1870
 

   Visto che il periodo è quello giusto, vorrei consigliarvi la lettura del Cantico di Natale, di Dickens. Charles Dickens è stato forse il più grande novelliere di tutti i tempi. Dickens è stato per la novella quello che Leopardi è stato per la poesia, Dante per la lingua italiana, Pessoa per l’introspezione, Voltaire per tutto, Shakespeare per il teatro, Salinger per lo stile contemporaneo della letteratura americana.
   Cliccando qui , potrete scaricare un file zippato che contiene il testo in formato Word del Cantico di Natale. La versione è quella contenuta nel sito LiberLiber.
  

   Il Cantico di Natale comincia così:
  
   Strofa Prima: Lo spettro di Marley

   Marley, prima di tutto, era morto. Niente dubbio su questo. Il registro mortuario portava le firme del prete, del chierico, dell’appaltatore delle pompe funebri e della persona che aveva guidato il mortoro. Scrooge vi aveva apposto la sua: e il nome di Scrooge, su qualunque fogliaccio fosse scritto, valeva tant’oro. Il vecchio Marley era proprio morto per quanto è morto, come diciamo noi, un chiodo di porta.
   Badiamo! non voglio mica dare ad intendere che io sappia molto bene che cosa ci sia di morto in un chiodo di porta. Per conto mio, sarei stato disposto a pensare che il pezzo più morto di tutta la ferrareccia fosse un chiodo di cataletto. Ma poiché la saggezza dei nostri nonni sfolgora nelle similitudini, non io vi toccherò con sacrilega mano; se no, il paese è bell’e ito. Lasciatemi dunque ripetere, solennemente, che Marley era morto com’è morto un chiodo di porta.

   Sapeva Scrooge di questa morte? Beninteso. Come avrebbe fatto a non saperlo? Scrooge e il morto erano stati soci per non so quanti anni. Scrooge era il suo unico esecutore testamentario, unico amministratore, unico procuratore, unico legatario universale, unico amico, unico guidatore del mortoro. Anzi il nostro Scrooge, che per verità il triste evento non aveva fatto terribilmente spasimare, si mostrò sottile uomo d’affari il giorno stesso dei funerali e lo solennizzò con un negozio co’ fiocchi.
   Il ricordo dei funerali mi fa tornare al punto di partenza. Non c’è dunque dubbio che Marley era morto. Questo mettiamolo bene in sodo, se no niente di meraviglioso potrà scaturire dalla storia che son per narrarvi. Se non fossimo perfettamente convinti che il padre d’Amleto è morto prima che s’alzi il sipario, la sua passeggiatina notturna su pei bastioni al vento di levante non ci farebbe maggiore effetto della bisbetica passeggiata di un qualunque attempato galantuomo il quale se n’andasse di notte in un posto ventoso - il cimitero di San Paolo, poniamo - pel solo gusto di sbalordire la melansaggine del proprio figliuolo.
   Scrooge non cancellò dall’insegna il nome del vecchio Marley. Parecchi anni dopo, leggevasi sempre sulla porta del magazzino: "Scrooge e Marley". La ditta era nota per Scrooge e Marley. Seguiva a volte che qualche novizio agli affari desse a Scrooge ora il nome di Scrooge e ora quello di Marley; ma egli rispondeva a tutti e due. Per lui era tutt’una cosa.

   Oh! Ma che stretta sapevano avere le benedette mani di cotesto Scrooge! Come adunghiavano, spremevano, torcevano, scuoiavano, artigliavano le mani del vecchio lesina peccatore! Aspro e tagliente come una pietra focaia, dalla quale nessun acciaio al mondo aveva mai fatto schizzare una generosa scintilla; chiuso, sigillato, solitario come un’ostrica. Il freddo che aveva di dentro gli gelava il viso decrepito, gli cincischiava il naso puntuto, gli accrespava le guance, gli stecchiva il portamento, gli facea rossi gli occhi e turchinucce le labbra sottili, si mostrava fuori in una voce acre che pareva di raspa. Sul capo, nelle sopracciglie, sul mento asciutto gli biancheggiava la brina. La sua bassa temperatura se la portava sempre addosso; gelava il suo studio né giorni canicolari; non lo scaldava di un grado a Natale.
   Caldo e freddo non facevano effetto sulla persona di Scrooge. L’estate non gli dava calore, il rigido inverno non lo assiderava. Non c’era vento più aspro di lui, non c’era neve che cadesse più fitta, non c’era pioggia più inesorabile. Il cattivo tempo non sapeva da che parte pigliarlo. L’acquazzone, la neve, la grandine, il nevischio, per un sol verso si potevano vantare di essere da più di lui: più di una volta si spargevano con larghezza: Scrooge no, mai.

   Nessuno lo fermava mai per via per dirgli con cera allegra: "Come si va, caro il mio Scrooge? A quando una vostra visita?" Né un poverello gli chiedeva la più piccola carità, né un bambino gli domandava che ore fossero, né uomo o donna, una volta sola in tutta la vita loro, si erano rivolti a lui per informarsi della tale o tal’altra strada. Perfino i cani dei ciechi davano a vedere di conoscerlo; scorgendolo di lontano subito si tiravano dietro il padrone in una corte o in un chiassuolo. Poi scodinzolavano un poco, come per dire:
   "Povero padrone mio, val meglio non aver occhi che avere un mal occhio!"
   Ma che gliene premeva a Scrooge! Meglio anzi, ci provava gusto. Sgusciare lungo i sentieri affollati della vita, ammonendo la buona gente di tirarsi in là, era per Scrooge come per un goloso sgranocchiar pasticcini.

   Una volta - il più bel giorno dell’anno, la vigilia di Natale - il vecchio Scrooge se ne stava a sedere tutto affaccendato nel suo banco. Il tempo era freddo, uggioso, tutto nebbia; e si sentiva la gente di fuori andar su e giù, traendo il fiato grosso, fregandosi forte le mani, battendo i piedi per terra per scaldarseli. Gli orologi del vicinato avevano battuto le tre, ma era già quasi notte, se pure il giorno c’era stato. Dalle finestre dei negozi vicini rosseggiavano i lumi come tante macchie sull’aria grigia e spessa. Entrava la nebbia per ogni fessura, per ogni buco di serratura; e così densa era di fuori che, ad onta dell’angustia del vicoletto, le case dirimpetto parevano fantasmi. Davvero, quella nuvola scura che scendeva e scendeva sopra ogni cosa faceva pensare che la Natura, stabilitasi lì accanto, avesse dato l’aire a una sua grande manifattura di birra.

   L’uscio del banco era aperto, per dare agio a Scrooge di tenere d’occhio il suo commesso, il quale, inserito in una celletta più in là, una specie di cisterna, attendeva a copiar lettere. Scrooge non aveva per sé che un fuocherello; ma tanto più misero era il fuocherello del commesso, che pareva fatto di un sol pezzo di carbone. Né c’era verso di accrescerlo, perché la cesta del carbone se la teneva Scrooge con sé; e quando per caso il commesso entrava con in mano la paletta, issofatto il principale gli faceva capire che sarebbe stato costretto a dargli il benservito. Epperò lo scrivano si avvolgeva al collo il suo fazzoletto bianco e ingegnavasi di scaldarsi alla fiamma della candela: il che, per non essere egli un uomo di gagliarda immaginazione, non gli riusciva né punto né poco.    [...]


Cantico di Natale. Charles Dickens, Portsmouth 1812 – 1870