Notti selvagge! Notti di tempesta!
Fossi con te,
queste notti sfrenate sarebbero
per noi magnifiche!
Futili i venti
Per un cuore in porto, -
Inutile la bussola,
riposta la mappa.
Remare nell’Eden!
Ah, il mare!
Potessi gettare l’ancora,
stanotte, in te!
Mai che io senta la parola "Fuga"
senza che mi tremino i polsi
senza che subito mi prenda un senso d’attesa,
senza che mi senta pronta ad andare!
Mai che io senta di grandiose prigioni
da soldati abbattute, senza che invano
mi metta a scuotere le sbarre, come un bambino
condannato ancora una volta a non farcela!
Ai miei Libri – così bello rivolgermi -
Ultimo lembo di stanche Giornate -
Che fanno quasi amare l’Astinenza -
E la Pena – trascurare – nel Plauso -
Come le Fragranze – allietano gli Ospiti in Ritardo -
Con promesse di Banchetti -
Così gli Aromi – stimolano il tempo
Fino alla mia piccola Biblioteca -
Può esserci il Deserto – là fuori -
Lontani passi di Uomini imperfetti -
Ma la Festa – esclude la notte -
Ed è Scampanio – dentro -
Ringrazio questi Parenti dello Scaffale -
Le loro Fisionomie di Pelle
Innamorano – nell’Attesa -
E appagano – ottenuti -
Dopo un grande dolore viene un senso solenne,
i nervi stan composti, come tombe.
Il cuore irrigidito chiede se proprio lui
soffrì tanto? Fu ieri o qualche secolo fa?
I piedi vanno attorno come automi
per un’arida via
di terra o d’aria o di qualsiasi cosa,
indifferenti ormai;
una pace di quarzo come un sasso.
Questa è l’ora di piombo, e chi le sopravvive
la ricorda come gli assiderati rammentano la neve;
prima il freddo, poi lo stupore, infine
l’inerzia.
(Cavallo Impennato, Leonardo da Vinci
Castello di Windsor, The Royal Library)
Quella vita che fu tenuta a freno
Troppo stretta e sì libera,
Correrà poi per sempre, con un cauto
Sguardo indietro e paura delle briglie.
E a cui sorride il pascolo
Sarà ripreso solo a fucilate,
Se si potrà riprenderlo.
Emily Dickinson, Amherst (Massachussets) 1830 – 1886 

