Io pronuncio il tuo nome nelle notti oscure,
quando giungono gli astri a bere nella luna,
e dormono i rami delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto di passione e di musica.
Folle orologio che canta antiche ore defunte.
Io pronuncio il tuo nome in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle e più dolente della mite pioggia.
Ti amerò come allora qualche volta?
Se la nebbia si scioglie quale nuova passione mi aspetta?
Federico Garcìa Lorca, Granada 1898 – 1936 
I mille e mille aromi, dalla tua bocca effusi,
Sono profumate nubi, di dolcezza assassine.
Che versa la sua essenza in te, folle divina!
Per te la Notte e l’Erebo ritornano nel Nulla,
Febe si smorza esangue innanzi a te e si umilia,
E d’Eros sulla testa scende brina di fiori.
dove tu stia immaginando nebbiose regioni
Ed il piano dissecchi la canzone dell’Oblio,
L’anima mia sorgiva t’inonderà di rose
e vibrante di suono il piano canterà.
