marzo 21st, 2008
La Ballata delle Madri: Vittorio Gassman recita Pasolini
No Comments, Gassman, Pasolini, Poesie, Video, by Max.Mi domando che madri avete avuto…
(Pier Paolo Pasolini, La ballata delle madri)
Vittorio Gassman recita La ballata delle madri, di Pasolini. Potete trovare il testo della poesia qui.
agosto 24th, 2005
Amleto
No Comments, Gassman, Pensieri, Shakespeare, by Max.Essere o non essere, questo è il problema:
To be, or not to be, that is the Question:
se sia più nobile all’animo sopportare gli oltraggi,
Whether ’tis nobler in the mind to suffer
i sassi e i dardi dell’iniqua fortuna,
The slings and arrows of outrageous fortune,
o prender l’armi contro un mare di problemi
Or to take arms against a sea of troubles,
e combattendo disperderli.
And by opposing, end them.
Morire dormire; nulla più:
To die, to sleep – No more
e con un sonno dirsi che poniamo fine
al dolore e alle infinite miserie,
The heart-ache, and the thousand natural shocks
naturale retaggio della carne,
That flesh is heir to;
soluzione da desiderare ardentemente.
tis a consummation devoutly to be wished.
Morire – dormire – sognare, forse.
To die, to sleep; To sleep, perchance to dream.
Ma qui è l’ostacolo che ci trattiene:
Ay, there’s the rub; For in that sleep
perché in quel sonno di morte quali sogni possan venire,
of death what dreams may come
quando ci siamo sbarazzati di questo groviglio mortale:
When we have shuffled of this mortal coil
è la remora, questa,
Must give us pause – there’s the respect
che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
That makes calamity of so long life:
Chi vorrebbe, se no,
For who would bear
sopportar le frustate e gl’insulti del tempo,
the whips and scorns of time
le angherie del tiranno,
Th’oppressor’s wrong,
the proud man’s contumely,
The pangs of despis’d love, the laws delay
l’insolenza di chi è investito di una carica,
The insolence of office, and the spurns
e gli scherni che il merito paziente riceve dai mediocri,
That patient merit of th’unworthy takes,
quando di mano propria potrebbe
When he himself might his quietus make
saldare il suo conto con due dita di pugnale?
With a bare bodkin;
Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli
who would fardels bear,
imprecando e sudando sotto il peso di una gravosa vita,
To grunt and sweat under a weary life,
se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte
But that the dread of something after death,
la terra inesplorata donde mai non tornò
The undiscovered country, from whose bourn
alcun viaggiatore – confonde la volontà, e ci fa piuttosto
No travellers returns, puzzles the will
sopportare i mali che abbiamo,
And make us rather bear those ills we have,
che non volare verso altri che non conosciamo?
Than fly to others that we know not of?
Così la coscienza ci fa tutti vigliacchi;
Thus conscience does make cowards of us all,
così la tinta naturale della determinazione si scolora
And thus the native hue of resolution
al cospetto del pallido pensiero.
Is sicklied o’er with the pale cast of thought,
E così imprese di grande importanza e rilievo
And enterprises of great pitch and moment
per questo riguardo deviano il loro corso
With this regard their currents turn awry,
e dell’azione perdono anche il nome.
And lose the name of action.

Amleto, Atto III – Scena I. William Shakespeare, Stratford 1564 1616 
Vittorio Gassman, Genova 1922 – Roma 2000 
agosto 20th, 2005
Padre nostro che sei nei cieli
No Comments, Gassman, Pasolini, Poesie, by Max. Padre nostro che sei nei Cieli,
io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d’ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre…
E’ a terra, non si difende più…
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
E’ loquace. Come quelli che hanno
appena avuto una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.
Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.
Per difendermi, dopo l’ironia, avevo il silenzio.
sono diventato padre, e il grigio degli alberi
sfioriti, e ormai senza frutti,
il grigio delle eclissi, per mano tua mi ha sempre difeso.
Mi ha difeso dallo scandalo, dal dare in pasto
agli altri il mio potere perduto.
Infatti, Dio, io non ho mai dato l’ombra di uno scandalo.
Ero protetto dal mio possedere e dall’esperienza
del possedere, che mi rendeva, appunto,
ironico, silenzioso
e infine inattaccabile come mio padre.
Ora tu mi hai lasciato.
Ah, ah, lo so ben io cosa ho sognato
Quel maledetto pomeriggio! Ho sognato Te.
Ecco perché è cambiata la mia vita.
E allora, poiché Ti ho,
che me ne faccio della paura del ridicolo?
I miei occhi sono divenuti due buffi e nudi
lampioni del mio deserto e della mia miseria.
Che me ne faccio della mia buona educazione?
Chiacchiererò con Te come una vecchia, o un povero
operaio che viene dalla campagna,
reso quasi nudo
dalla coscienza dei quattro soldi che guadagna
e che dà subito alla moglie – restando, lui, squattrinato,
come un ragazzo, malgrado le sue tempie grigie
e i calzoni larghi e grigi delle persone anziane…
chiacchiererò con la mancanza di pudore
della gente inferiore, che Ti è tanto cara.
Sei contento? Ti confido il mio dolore
e sto qui a aspettare la tua
risposta come un miserabile e buon gatto aspetta
gli avanzi, sotto il tavolo: Ti guardo, Ti guardo fisso,
come un bambino imbambolato e senza dignità.
La buona reputazione, ah, ah!
Padre nostro che sei nei Cieli,
cosa me ne faccio della buona reputazione, e del destino
- che sembrava tutt’uno col mio corpo e il mio tratto -
di non fare per nessuna ragione al mondo parlare di me?
Che me ne faccio di questa persona
Cosi ben difesa contro gli imprevisti?
Pier Paolo Pasolini, Bologna 1922 – un campo nei pressi di Ostia 1975 
Vittorio Gassman, Genova 1922 – Roma 2000 
agosto 20th, 2005
La Ballata delle Madri
1 Comment, Gassman, Pasolini, Poesie, by Max. Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze cosi diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi,
o lo passate, a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?
Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore,
li chiude nel vecchio rifiuto morale.
Madri vili, poverine, preoccupate
che i figli conoscano la viltà
per chiedere un posto, per essere pratici,
per non offendere anime privilegiate,
per difendersi da ogni pietà.
con umiltà di bambine, di noi,
un unico, nudo significato,
con anime in cui il mondo è dannato
a non dare né dolore né gioia.
Madri mediocri, che non hanno avuto
per voi mai una parola d’amore,
se non d’un amore sordidamente muto
di bestia, e in esso v’hanno cresciuto,
impotenti ai reali richiami del cuore.
Madri servili, abituate da secoli
a chinare senza amore la testa,
a trasmettere al loro feto
l’antico, vergognoso segreto
d’accontentarsi dei resti della festa.
Madri servili, che vi hanno insegnato
come il servo può essere felice
odiando chi è, come lui, legato,
come può essere, tradendo, beato,
e sicuro, facendo ciò che non dice.
quel poco che, borghesi, possiedono,
la normalità e lo stipendio,
quasi con rabbia di chi si vendichi
o sia stretto da un assurdo assedio.
Madri feroci, che vi hanno detto:
Sopravvivete! Pensate a voi!
Non provate mai pietà o rispetto
per nessuno, covate nel petto
la vostra integrità di avvoltoi!
Ecco, vili, mediocri, servi,
feroci, le vostre povere madri!
Che non hanno vergogna a sapervi
- nel vostro odio -
addirittura superbi,
se non è questa che una valle di lacrime.
È cosi che vi appartiene questo mondo:
fatti fratelli nelle
opposte passioni,
o le patrie nemiche, dal rifiuto profondo
a essere diversi: a rispondere
del selvaggio dolore di esser uomini.
Pier Paolo Pasolini, Bologna 1922 – Un campo nei pressi di Ostia 1975 
Vittorio Gassman, Genova 1922 – Roma 2000 
