In niente.
Venerdì 20 ottobre la mia adsl è uscita di casa, per andare dove nessuno lo sa. Non lo so io, non lo sapete voi, non lo sa Telecom, nessuno.
Venerdì mi ritrovo senza linea adsl: Oh no! Devo chiamare telecom, questo è stato il primo pensiero. Mi faccio forza e chiamo. Mi risponde un tipo con l’aria molto professionale e mi chiede quale sia il problema:
“Non funziona il telefono. E’ muto. Non funziona neanche l’adsl, niente.”
“Da quando?”, mi chiede il tipo.
“Eh non lo so, io me ne sono accorto adesso, credo da stamattina…”
Il tipo fa una breve pausa di silenzio:
“Lei mi sta chiamando da un telefonino”, mi dice con l’aria di quello che t’ha beccato in castagna.
“Sì”.
“Perché?”
… “Come perché… perché sono a casa e il telefono non funziona, che è il motivo per cui sto chiamando”
“Aspetti un attimo” dice il tipo. Sento degli strani rumori in sottofondo, come di una cornetta che viene poggiata su una scrivania, ma non riesco, non voglio, immaginare il call center del maggiore operatore di telefonia italiano con le cornette del telefono per gli impiegati nel 2006. Il tipo torna, sembra che riprenda la cornetta in mano ma è impossibile, diciamo che si rimette le cuffiette in testa:
“Invio la segnalazione di guasto, il problema sarà risolto entro lunedì”. Mi sembrava accettabile visto che c’era la domenica di mezzo, lo saluto senza aggiungere altro.
Arriva lunedì mattina, poi pomeriggio, poi sera, il telefono è muto. Richiamo telecom, il nuovo tipo mi dice che sarò contattato entro la mattina del giorno successivo. Arriva la mattina di martedì, passa la mattina di martedì, non vengo contattato. Richiamo telecom, chiedo di fare un sollecito per l’intervento, il sollecito viene fatto. Passa il pomeriggio, il telefono è muto. Arriva mercoledì mattina, passa mercoledì mattina, richiamo telecom mi risponde un siciliano, gli spiego tutta la trafila:
“Eehh, sì… vedo la richiesta… vedo il sollecito, la pratica è in gestione presso il reparto tecnico, è stata affidata alla (nome di una società incomprensibile), verrà risolto entro oggi, domani, dopodomani”.
Sì: un mese, due anni, il prossimo giubileo, l’eternità. Quando avete un po’ di tempo lì alla telecom, date uno sguardo al mio telefono muto, vedete se vi riesce di rimetterlo a posto.
Mercoledì pomeriggio: non sono soddisfatto delle risposte del siciliano, richiamo telecom. Mi risponde un tipo piuttosto seccato dal fatto che gli abbia telefonato:
“Telecom Italia” (niente buongiorno, niente buonasera, niente)
“Buonasera”. Gli spiego la situazione e gli dico che ho parlato qualche ora prima con un suo collega e vorrei altre informazioni, semmai (semmai) anche fare un nuovo sollecito.
“Quello che le posso dire”, mi dice lui, “è che la pratica è al reparto tecnico, sarà lavorata oggi o domani”.
“Sì ma scusi, voi siete la prima compagnia telefonica italiana, io pago il canone adsl più alto d’Europa, mi aspetterei un servizio migliore e…”
“Io lavoro alla telecom”, mi interrompe lui, “non so che cosa fanno le altre compagnie in Europa”. E’ brusco, va di fretta: lavora in un call center, non ha tempo di parlare con i clienti.
“Sì ma non può darmi altre informazioni? Tipo il numero della società che deve fare l’intervento, così li chiamo direttamente io”.
“Se avessi potuto darle il numero gliel’avrei già dato, non le sembra?”. Elementare, Watson.
“Allora vorrei sapere in quanto tempo è lecito, o ragionevole, aspettarsi un intervento per una segnalazione di guasto inoltrata venerdì scorso. Cinque giorni per un guasto telefonico nel 2006 sono un’eternità, e lei non sa neanche dirmi con certezza quando verrà risolto il problema. E non sappiamo neanche di che problema si tratta, perché in cinque giorni il vostro tecnico non ci ha ancora messo mano”.
“La pratica è in lavorazione oggi o domani, io le posso dire solo quello che leggo sulla scheda”, prendere o lasciare. Saluto il tipo, lo lascio alle cose urgenti che doveva fare, e mi rassegno all’attesa. Stasera torno a casa e la linea era tornata.
Appena arriva la prima alternativa vera, proprietaria del famigerato ultimo miglio fino al doppino di casa mia, vi faccio vedere che volo faccio fare a telecom. L’ho già fatto nel 1999 con Tim, quando passai a quella che all’epoca era Omnitel. Ve li ricordate? “Abbiamo il miglior servizio clienti d’Italia”. E all’epoca era vero. E’ stato un breve intervallo, come succedeva ai tipi catatonici del film Risvegli, con Robert de Niro, non so se l’avete visto. Questi malati giudicati irreversibili, a un certo punto del film grazie a una medicina sperimentale riacquistano coscienza, ma l’illusione dura poco. Il film finisce con i malati che tornano ad essere catatonici come erano in principio. La stessa cosa è successa ai call center di questo paese, maleducati all’inverosimile, con nessun rispetto per la clientela di nessun tipo. Il periodo Omnitel è stato memorabile, ma la ricreazione è finita.
Mi ricordo che una volta chiamai il call center Omnitel, mi rispose una signorina viva. Le dissi che noi degli abbonamenti venivamo trascurati, tutte le offerte le riservavano a quelli delle ricaricabili:
“Ha ragione!”, mi disse la tipa. Ho ragione? Rimasi disorientato. “Le regalo 100 sms gratuiti da mandare a chi vuole, spero di averle fatto cosa gradita!”. Cosa gradita? A me? Un italiano abituato ai call center italiani? Cosa gradita? Me la sarei SPOSATA!
Oggi non ripasserei a Tim neanche se mi rapisse Osama Bin Laden in persona e la ponesse come condizione per il rilascio.