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Oggi mi hanno sfregiato la macchina: hanno cominciato con un chiodo o non so cosa dallo sportello e sono andati avanti su tutta la fiancata. Poi non contenti mi hanno bucato due gomme. Voglio dirvi una cosa brutti figli di puttana: che problema avete? Ce l’avete troppo piccolo? Le donne non ve la danno? Spero che adesso che l’avete fatto vi sentiate meglio. Questo ha senz’altro contribuito a fare di voi delle persone migliori, soprattutto quando stasera o domani mattina vi guarderete nello specchio. Sfregiare una macchina è un gesto cazzuto: le macchine si sa, sono pericolosissime, non sai mai come possono reagire. Scommetto che voi siete quelli che prima o poi allungheranno le mani anche su qualche donna, perché il coraggio vi assiste sempre sulle cose indifese. Oggi avete lasciato senz’altro una traccia sul libro dei vigliacchi, firmando con un chiodo: avete lasciato il segno che potevate lasciare. Dovunque tu sia, chiunque tu sia, che tu abbia sfregiato una macchina o picchiato una donna, spero che oggi ti raggiunga il mio potente Vaffanculo.

Questa canzone qui sotto è meravigliosa, mi dispiace per l’audio: oggi faccio quello che posso fare.
Ivan Graziani, Lugano Addio: qui trovate il testo.

 

   Le scarpe da tennis bianche e blu
seni pesanti e labbra rosse e la giacca a vento
Oh! Marta io ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago
Lugano addio cantavi
mentre la mano mi tenevi
"Canta con me."
Tu mi dicevi ed io cantavo
di un posto che
non avevo visto mai

   Tu, tu mi parlavi di frontiere
di finanzieri e contrabbando
mi scaldavo ai tuoi racconti
"E mio padre sì," Tu mi dicevi,
"Quassù in montagna ha combattuto!"
Poi del mio mi domandavi

   Ed io pensavo a casa
mio padre è fermo su una spiaggia
le reti al sole i pescherecci in alto mare
conchiglie e stelle
le bestemmie e il suo dolore

   Oh! Marta io ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago
Lugano addio cantavi
mentre la mano mi tenevi
addio cantavi
e non per falsa ingenuità
tu ci credevi

   e adesso anch’io che sono qua
Oh! Marta mia addio ti ricordo così
il tuo sorriso e i tuoi capelli fermi come il lago

Ivan Graziani, Teramo 1945 – Novafeltria 1997