Archivio per la Categoria ‘Hikmet’

(Non ho sonno, non ho mai sonno. Vorrei essere impazzito quando era il momento.)

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Senza nessuna ragione qualcosa si rompe in me
e mi chiude la gola
Senza nessuna ragione sobbalzo ad un tratto
lasciando a mezzo lo scritto
Senza nessuna ragione nella hall di un albergo
sogno in piedi
Senza nessuna ragione l’albero sul marciapiede
mi batte in fronte

Senza nessuna ragione un lupo urla alla luna
iroso infelice affamato
Senza nessuna ragione le stelle scendono a dondolarsi
sull’altalena del giardino
Senza nessuna ragione vedo come sarò nella tomba
Senza nessuna ragione nebbia e sole nella mia testa
Senza nessuna ragione mi attacco al giorno che inizia
come se non dovesse finire mai più
e ogni volta sei tu
che sali dalle acque.

Nazim Hikmet, Salonicco 1902 – Mosca 1963 

Non è un cuore, perdio, è un sandalo di pelle di bufalo
che cammina, incessantemente, cammina
senza lacerarsi
va avanti
su sentieri pietrosi.
(N. Hikmet, Varna – 1952)

 

Ma sta’ attenta
sta’ attenta a non dirmi "avvicinati"
mi sembra che se la tua mano toccasse la mia
cadrei morto sul pavimento.
(N. Hikmet, Lettere dal carcere – 1944)

 


Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

Nazim Hikmet, Salonicco 1902 – Mosca 1963 

Le mie poesie sono soltanto scarabocchi
sul pavimento di una
gabbia.
(Charles Bukowski)


Ed ecco ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare
mi porto un po’ della tua ghiaia
un po’ del tuo sale azzurro
un po’ della tua infinità
e un pochino della tua luce
e della tua infelicità.

Ci hai saputo dir molte cose
sul tuo destino di mare
eccoci con un po’ più di speranza
eccoci con un po’ più di saggezza
e ce ne andiamo come siamo venuti
arrivederci fratello mare.

Nazim Hikmet, Salonicco 1902 – Mosca 1963 

   La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’aldilà.
Non avrai altro da fare che vivere.
La vita non è uno scherzo.

   Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro il muro, ad esempio, le mani legate
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli altri uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più povero della vita.

   Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte,
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.


Nazim Hikmet, Salonicco 1902 – Mosca 1963
 

 

Apriamo le porte
chiudiamo le porte
passiamo le porte
e alla mèta dell’unico viaggio
né città
né porto.

Il treno deraglia
la nave naufraga
l’aereo s’abbatte
un biglietto è stampato sul ghiaccio.
Se potessi
ricominciare o no questo viaggio
ricomincerei.


Nazim Hikmet, Salonicco 1902 – Mosca 1963
 

  

   Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
è la mia nostalgia
cresciuta sul ramo inaccessibile
è la mia sete
tirata su dal pozzo dei miei sogni
è il disegno
tracciato su un raggio di sole

   Ciò che ho scritto di noi è tutta verità
è la tua grazia
cesta colma di frutti rovesciata sull’erba
è la tua assenza
quando divento l’ultima luce all’ultimo angolo della via
è la mia gelosia
quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
è la mia felicità
fiume soleggiato che irrompe sulle dighe

   Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
   Ciò che ho scritto di noi è tutta verità.


Nazim Hikmet, Salonicco 1902 – Mosca 1963