Archivio per la Categoria ‘Hillman’

Nella tarda antichità erano noti quattro stadi dell’erotismo: Eva, Elena (di Troia), la Vergine Maria e Sofia. La serie viene ripresa nel Faust di Goethe: nelle figure di Margherita, personificazione di un rapporto puramente istintuale (Eva); di Elena come figura Anima; di Maria, personificazione del rapporto “celeste”, vale a dire cristiano o religioso; e dell’“eterno femminino”, espressione della Sapientia degli alchimisti (Sofia). Come dimostra la nomenclatura usata, si tratta qui di quattro stadi dell’Eros eterosessuale o della figura Anima, e conseguentemente di quattro stadi del culto di Eros.
(Carl Gustav Jung, The Collected Works)

   In contrasto con la profondità storica di Anima, Eros è eternamente giovane, non ha storia e addirittura spazza via la storia o se ne crea una sua, la sua love story. E mentre Anima si ritrae verso l’isolamento meditativo, Eros cerca sempre nuove unioni.

   Anche dove Jung parla di quattro stadi dell’erotismo e collega i quattro stadi della fenomenologia erotica con quattro stadi dell’Anima (Eva, Elena, Maria, Sofia), queste immagini femminili non sono l’eros bensì gli oggetti del suo desiderio. Abbiamo cioè una pulsione che ha una proiezione corrispondente, un fine a cui mira, un graal in cui raccogliere il suo sangue. Le figure dell’Anima descritte da Jung possono rappresentare questi contenitori ed essere correlate ciascuna con una qualità di Eros, ma non per questo sono l’eros. Non sono le amanti ma le amate; sono un riflesso dell’amore: gli strumenti attraverso i quali Eros può vedere sé stesso. […]
   Queste immagini sono ritratti dell’Anima mediante i quali l’eros viene attratto dentro il campo psichico e può essere osservato come evento psichico. […]

   Queste tradizionali fenomenologie della nozione di Anima in Jung, non presentano tratti marcatamente erotici. Esse non identificano Anima con l’eros né attribuiscono il principio dell’eros all’anima. Inoltre, mentre Anima fin dall’epoca classica si riferisce a una funzione interna strettissimamente connessa con la vita umana e con il suo destino, l’eros è un daimon, sta al di fuori e compie incursioni nella vita e nel destino. Noi ci innamoriamo e disamoriamo continuamente, per opera sua siamo trascinati e redenti, oppure dannati, ma ciò su cui l’amore opera non è l’amore, bensì l’anima. L’anima è il bersaglio della freccia, il combustibile del fuoco, il labirinto in cui l’eros intreccia la sua danza. Vorrei sottolineare a questo proposito l’idea di struttura: Anima come struttura archetipica della coscienza. In quanto tale, essa fornisce un modo di essere nel mondo, un modo di comportarsi, di percepire, di sentire, che possiede una sua organizzazione specifica e che conferisce agli eventi l’importanza e il senso non già dell’amore, bensì dell’anima.

   Anima è rivolta all’interno (e perciò “chiusa” e, nelle metafore religiose e poetiche dell’anima, “verginale”), è piena di dedizione e tuttavia volubile, è generosa e generativa e tuttavia riservata. A questa interiorità attiene un movimento verso il basso e in profondità (caverne, abissi, tombe), che nella fenomenologia di Core-Persefone la connette con il regno degli inferi. Anima porta con sé la nostra morte: la nostra morte abita nell’anima. Ancora una volta, connotazioni come queste sono lontane da ogni idea dell’anima come principio dell’eros, specialmente oggi che eros è giunto a significare la libido, l’impulso di vita contrapposto alla morte.


James Hillman, Anima. Atlantic City 1926 

 

   Jung e la letteratura della psicologia analitica impiegano il termine Anima principalmente per indicare l’aspetto controsessuale, meno conscio, della psiche maschile (Nota: cfr. anche questo post e questo sulle definizioni in Jung). Secondo Jung, “L’Anima può essere definita come l’immagine o l’archetipo o la sedimentazione di tutte le esperienze dell’uomo con la donna”. Questa definizione di base che situa Anima nella psiche maschile soltanto, viene rafforzata da una riflessione di ordine biologico: “Anima è presumibilmente una rappresentazione psichica della minoranza di geni femminili presente nel corpo maschile”, dice ancora Jung. […]

   La prima nozione di Anima come il lato controsessuale dell’uomo nasce all’interno di una fantasia degli opposti. Uomo e donna sono opposti, coscienza e inconscio sono opposti, mascolinità cosciente e femminilità inconscia sono opposti. All’interno di queste opposizioni ve ne sono poi altre più specifiche: una coscienza giovanile ha una figura Anima più anziana; l’uomo adulto fa coppia con un’immagine d’età vicina alla sua; la coscienza senile trova corrispondenza in una bambina. […]

   Più un uomo si identifica con il suo ruolo biologico e sociale di uomo (Persona), più forte dentro di lui sarà il dominio dell’Anima. Come infatti la Persona presiede al processo di adattamento alla coscienza collettiva, così l’Anima governa il mondo interiore dell’inconscio collettivo. […]

   Poiché la fantasia degli opposti mantiene l’Anima in coppia, sul piano sociale, o con la Persona o con l’Ombra, e, sul piano del genere, con la mascolinità, noi trascuriamo la sua fenomenologia per sé e troviamo quindi difficile comprenderla se non in contrapposizione a queste altre nozioni (mascolinità, Ombra, Animus, Persona). Guardiamo insomma alla fenomenologia dell’Anima dall’interno di un tiro a due, o dall’altro braccio di una bilancia. Deduciamo le nostre nozioni di Anima come compensazione di qualcos’altro a cui essa è sempre aggiogata. E poiché le differenze tra mascolinità sociale e mascolinità sessuale rimangono confuse e le nostre idee sull’Io si sono cristallizzate in clichés dogmatici, la definizione di Anima tende a essere un prodotto, e un prodotto non abbastanza differenziato, dalle sua attualizzazioni culturali e storiche. Eppure la fenomenologia di Anima esisteva da prima e continua a esistere indipendentemente dalla cornice psicologica in cui essa è stata inserita. In altre parole Anima dà a ciascuno di noi il senso di un’anima individualizzata, del tutto indipendentemente da qualunque cosa essa possa compensare. Ma questa anima individualizzata è solo un lampo di intuizione. Ed è appunto questa latenza, questo essere gravida nella sua sconosciutezza, ad accendere le ossessioni che ci spingono verso di lei. Poiché essa porta nel suo ventre il nostro divenire individualizzato, noi siamo attirati dentro il fare anima.


James Hillman, Anima. Atlantic City – 1926 

 

nov
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Anime

Nessun Commento, Anima, Hillman, by Max.

   […] E’ ben vero che il termine Anima delimita una regione problematica della psiche, che non si presta facilmente ad alcuna sorta di esame. Ma le difficoltà in cui ci imbattiamo a proposito di Anima, nascono dai concetti indistinti che ne abbiamo non meno che dalla sua natura indistinta. […]

   Si potrebbe obiettare che questa vaghezza, appunto, ben si addice ad Anima e che mirare alla chiarezza concettuale è usare l’intelletto in un campo che non è il suo: i nostri concetti la rispecchiano meglio quando sono vaghi. Ai miei occhi avanzare questa fin troppo nota argomentazione significa avere abbracciato Anima in maniera stolta ed essersi lasciati trascinare da lei nel fitto del bosco.

   Come non dovremmo lasciarle dettar legge nella sfera dei rapporti personali, dove, sotto forma di Eva ci renderebbe troppo carnali e letterali, così non dobbiamo lasciarla dominare nella sfera dell’ideazione, dove, nelle vesti di Sofia, ci renderebbe confusi e privi di forma. […]

   Anima viene definita in diversi modi da Jung. Queste definizioni possono essere considerate alla stregua di differenti livelli di distinzione, che si possono separare prima di comprenderne l’interrelazione. Dicendo livelli, non penso a una gerarchia di stadi o a una gradazione di valori, ma a una semplice sovrapposizione di aspetti. […]


Anima, James Hillman. Atlantic City – 1926