Archive for the ‘LeeMasters’ Category

maggio 10th, 2009

Silenzio

Commenta, LeeMasters, Poesie, by Max.

Ho conosciuto il silenzio delle stelle e del mare
e il silenzio della città quando si placa
e il silenzio di un uomo e di una vergine
e il silenzio con cui soltanto la musica trova linguaggio
il silenzio dei boschi
prima che sorga il vento di primavera
e il silenzio dei malati quando girano gli occhi per la stanza
e chiedo: Per le cose profonde a che serve il linguaggio?

Un animale dei campi geme uno o due volte
quando la morte coglie i suoi piccoli
noi siamo senza voce di fronte alla realtà
noi non sappiamo parlare.
Un ragazzo curioso domanda a un vecchio soldato
seduto davanti alla drogheria:
Dove hai perduto la gamba?
E il vecchio soldato è colpito di silenzio e poi gli dice:
Me l’ha mangiata un orso
e il ragazzo stupisce
mentre il vecchio soldato muto rivive come un sogno
le vampe dei fucili
il tuono del cannone
le grida dei colpiti a morte
e sé stesso disteso al suolo
i chirurghi dell’ospedale
i ferri
i lunghi giorni di letto
ma se sapesse descrivere ogni cosa
sarebbe un artista
ma se fosse un artista
vi sarebbero più profonde ferite che non saprebbe descrivere.

C’è il silenzio di un grande odio
e il silenzio di un grande amore
e il silenzio di una profonda pace dell’anima
c’è il silenzio degli dei che si capiscono senza linguaggio
c’è il silenzio della sconfitta
e il silenzio di coloro che sono ingiustamente puniti
e il silenzio del morente la cui mano stringe subitamente la vostra
c’è il silenzio che interviene tra il marito e la moglie
c’è il silenzio dei falliti
il vasto silenzio che copre le nazioni disfatte e i condottieri vinti
c’è il silenzio di Lincoln che pensa alla povertà della sua giovinezza
e il silenzio di Napoleone dopo Waterloo
e il silenzio di Giovanna D’Arco
che dice fra le fiamme Gesù benedetto
e c’è il silenzio dei morti.

Se noi che siamo vivi non sappiamo parlare di profonde esperienze
perché vi stupite che i morti non vi parlino della morte?
Il loro silenzio avrà spiegazioni quando li avremo raggiunti.

E. Lee Masters, Kansas 1869 – Pennsylvania 1950 

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Quando avevo 15 anni c’era un prato sotto casa mia, un prato enorme. Quando guardavo i miei amici giocare a pallone dalla mia finestra, nella parte opposta del prato vedevo solo dei puntini neri che si muovevano nell’erba. Ma in questo prato non si giocava solo a pallone, quello lo facevano i bambini. Appena calava il sole arrivavano gli adulti e quelli facevano sul serio. C’era un punto in particolare che finiva a ridosso di una recinzione, era illuminato da un lampione di luce arancione. La prima macchina che riusciva ad aggiudicarselo si piazzava lì sotto e cominciava a ballare per due ore. Dentro quella macchina succedevano cose molto interessanti agli occhi di un quindicenne dotato di binocolo.
Adesso mi dovete credere se vi dico che c’era un tipo che ogni sera arrivava lì sotto con la stessa macchina e una ragazza diversa. Ai miei occhi era Dio. Questo tipo lo conoscevo di vista, ogni tanto lo vedevo anche di giorno. Quello che mi ha sempre colpito di lui (a parte le serate che passava in macchina) era il modo in cui camminava. Camminava dritto. Mai visto qualcuno camminare più dritto di quello, va bene?
Adesso io ho 38 anni e dio è morto. O meglio, è vivo ma è morto. L’alcool l’ha ridotto uno schifo. Ha la pancia fuori dai pantaloni, veste trasandato, parla da solo tutto il tempo. Però cammina ancora come camminava allora, è il mio dio pazzo che si trascina con la schiena dritta e l’anima storta. E ogni tanto quando lo guardo penso a Bukowski, a quello che disse a un giornalista durante una delle prime interviste: "Siete arrivati tardi. Voi, le bionde e le altre fighette siete arrivati troppo tardi."

 

Frank Drummer:

 

Da una cella a questo luogo oscuro -
la morte a venticinque anni!
La mia lingua non riusciva a esprimere ciò che mi si agitava dentro,
e il villaggio mi prese per scemo.
Eppure all’inizio c’era una visione chiara,
un proposito alto e pressante, nella mia anima,
che mi spinse a cercar d’imparare a memoria
l’Enciclopedia Britannica!

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River

 

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.. mentre la baciavo con l’anima sulle labbra, l’anima d’improvviso mi fuggì
(Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River)


Il Giudice Selah Lively

Immaginate di essere alto cinque piedi e due pollici
e di aver cominciato come garzone droghiere
finché, studiando legge di notte,
siete riuscito a diventar procuratore.
E immaginate che, a forza di zelo
e di frequenza in chiesa,
siate diventato l’uomo di Thomas Rhodes,
quello che raccoglieva obbligazioni ed ipoteche,
e rappresentava le vedove
davanti alla corte.

E che nessuno smettesse
di burlarsi della vostra statura,
e deridervi per gli abiti e gli stivali lucidi.
Infine voi diventate il Giudice.
Ora Jefferson Howard e Kinsey Keene
e Harmon Whitney e tutti i pezzi grossi
che vi avevano schernito sono costretti a stare in piedi
davanti alla sbarra e pronunciare "Vostro Onore".
Be’, non vi sembra naturale
che gliel’abbia fatta pagare?

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River

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L’album di De André Non al denaro, non all’amore né al cielo è interamente ispirato all’Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters. L’opera di Masters consiste in una raccolta di poesie che rappresentano gli epitaffi lasciati sulle tombe di un cimitero. Ogni epitaffio parla di un uomo e della sua storia. Storie: poteva mai resistere il più grande cantastorie italiano a un invito del genere? No di certo, e per fortuna non ci provò nemmeno. Prese carta penna e spartito e rielaborò i testi aggiungendo un tocco di magia e due pizzichi di poesia. Poi li musicò e li raccolse in un album. Ogni canzone è la fotografia di un uomo che in una manciata di parole racconta la storia di una vita.
Pubblicherò queste canzoni qui dentro prendendo i filmati da Youtube e allegando la poesia di Masters a cui la canzone è ispirata.

Trainor, il farmacista

Soltanto il chimico può dire, e neppur sempre,
che cosa emergerà dall’unione
di fluidi o di solidi.
E chi può dire
come uomini e donne reagiranno
fra loro, o quali figli ne risulteranno?

C’erano Benjamin Pantier e sua moglie,
buoni in sé stessi, ma cattivi l’uno con l’altro:
lui ossigeno, lei idrogeno,
il loro figlio, un fuoco devastatore.
Io, Trainor, il farmacista, mescolatore di sostanze chimiche,
morto mentre compivo un esperimento,
vissi senza sposarmi.

Edgar Lee Masters, Antologia di Spoon River

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dicembre 23rd, 2006

Trainor, il farmacista

1 Commento, LeeMasters, Poesie, by Max.

   Soltanto il chimico può dire, e neppur sempre,
che cosa emergerà dall’unione
di fluidi o di solidi.
E chi può dire
come uomini e donne reagiranno
fra loro, o quali figli ne risulteranno?

   C’erano Benjamin Pantier e sua moglie,
buoni in sé stessi, ma cattivi l’uno con l’altro:
lui ossigeno, lei idrogeno,
il loro figlio, un fuoco devastatore.
Io, Trainor, il farmacista, mescolatore di sostanze chimiche,
morto mentre compivo un esperimento,
vissi senza sposarmi.


L’antologia di Spoon River (1915). E. Lee Masters, Kansas 1869 – Pennsylvania 1950
 

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novembre 9th, 2005

George Gray

Commenta, LeeMasters, Poesie, by Max.

   Molte volte ho studiato
la lapide che mi hanno scolpito:
una barca con vele ammainate
alla fonda in un porto.
In realtà non è questa la mia destinazione
ma la mia vita.

   Perché l’amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
l’ambizione mi chiamò, e io temetti gli imprevisti.
Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.

   E adesso so che bisogna alzare le vele
e prendere i venti del destino,
dovunque spingano il vascello.
Dare un senso alla vita può condurre alla follia
ma una vita senza senso è la tortura
dell’inquietudine e del vano desiderio -
è una barca che anela al mare eppure lo teme.

Willem Van de Velde, Dutch Vessel – 1672. Londra, The National Gallery

L’antologia di Spoon River (1915). E. Lee Masters, Kansas 1869 – Pennsylvania 1950 

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