Archivio per la Categoria ‘Musil’

   Solo allora Ulrich s’accorse che Stumm von Bordwebr s’era portato dietro una borsa d’ufficio, e l’aveva appoggiata ai piedi della scrivania; era uno di quei grandi zaini di vitello, che si possono portare sulle spalle mediante solide corregge, e servono a trasportare documenti da un ufficio all’altro nei vasti edifici ministeriali, o anche fuori. Evidentemente il generale era venuto con un attendente che aspettava sotto e che Ulrich non aveva veduto, perché solo con fatica si tirò sulle ginocchia la pesante borsa e fece scattare la piccola serratura d’acciaio che aveva tutta l’aria di un ordigno di guerra. ‘Non son rimasto in ozio, da quando assisto alle vostre riunioni’, sorrise, mentre la sua giubba celeste si tendeva, nella posizione curva, intorno ai bottoni dorati, ‘ma sai, ci son cose di cui non vengo a capo’. Tirò fuori dalla borsa un gran fascio di fogli sciolti, coperti di strani segni. ‘Tua cugina’, egli spiegò, ‘ho avuto con lei un colloquio esauriente, ella vorrebbe, giustamente, che dai suoi sforzi per elevare al nostro Eccelso Sovrano un monumento spirituale emergesse un’idea che fosse, come dire, la più alta, che occupasse il primo posto fra tutte le idee del giorno d’oggi; io però ho osservato, pur ammirando le personalità da lei invitate, che la cosa presenta infernali difficoltà. Se uno dice una cosa, l’altro afferma il contrario – l’hai notato anche tu? – ma c’è di peggio, secondo me; lo spirito borghese mi sembra proprio ciò che noi diciamo di certi cavalli: un cattivo mangiatore. Ti ricordi? Son bestie che non vogliono saperne di ingrassare, nemmeno con doppia razione di foraggio! Oppure diciamo’, – si corresse a una lieve protesta del padrone di casa, – ’sì, diciamo pure che ingrassano, ma le ossa non crescono e la pelle rimane opaca; gli viene soltanto un pancione pieno d’erba. Ecco, vedi, la cosa mi interessa e vorrei approfondire la questione, come mai non si possa regolare la faccenda!’

   Stumm, sorridendo, porse al suo ex tenente il primo dei fogli. ‘Si dica pure tutto ciò che si vuole’, dichiarò, ‘ma di ordine noi militari ce ne intendiamo. Ecco, qui ho consegnato le idee principali esposte dai partecipanti alle riunioni di tua cugina. Vedi, se gli parli a quattr’occhi ciascuno ritiene essenziale una cosa diversa ‘. Ulrich esaminò il foglio con stupefazione. Era diviso in quadrati mediante linee orizzontali e verticali, come un foglio d’anagrafe o un registro militare, e nei quadrati c’erano parole che contrastavano parecchio con quella suddivisione, infatti egli lesse in bei caratteri burocratici i nomi: Gesù Cristo; Budda Gotama, e anche Siddarta; Lao-Tse; Lutero Martino; Goethe Volfango; Ganghofer Ludovico; Chamberlain, e molti altri, che evidentemente continuavano su un altro foglio; poi nella seconda casella le parole cristianesimo, imperialismo, secolo delle comunicazioni, eccetera, e accanto v’erano altre colonne di parole in altre caselle.

   ‘Potrei anche chiamarlo il foglio catastale della cultura moderna’, illustrò il generale, ‘perché poi l’abbiamo ampliato, e ora contiene il nome delle idee, e dei loro agitatori, dell’ultimo venticinquennio. Non immaginavo che costasse tanta fatica!’ Poiché Ulrich voleva sapere come era stato compilato l’elenco, gli spiegò volentieri il procedimento da lui ideato. ‘Mi ci son voluti un capitano, due tenenti e cinque sottufficiali per fare così presto. Se avessimo potuto usare un sistema del tutto moderno, avremmo mandato a ogni reggimento la domanda: "Chi considerate il più grande uomo dei nostri tempi?" come fanno oggi i giornali e simili, sai, insieme con l’ordine di comunicare il risultato della votazione con le percentuali; ma nel mondo militare, la cosa non andava, perché naturalmente nessun corpo dell’esercito può rispondere altro che: Sua Maestà. Allora avevo pensato di far chiedere quali sono i libri più letti e con le più alte tirature, ma s’è visto subito che, oltre alla Bibbia, sono i libriccini di capodanno con le tariffe postali e le vecchie barzellette, distribuite a tutti, dai portalettere che vanno a far gli auguri e a riscuoter la mancia; e questo ci ha fatto di nuovo riflettere com’è difficile lo spirito borghese, perchè in generale son ritenuti migliori quei libri che si adattano a ogni lettore, o almeno, mi hanno detto, bisogna che un autore in Germania abbia molti che la pensano come lui per esser considerato un grande ingegno. Dunque, anche questa via non era possibile; e come abbiamo finito per fare non te lo posso dire sul momento, è stata un’idea del caporale Hirsch insieme col tenente Melichar, ma ci siamo riusciti.’

   Il generale Stumm posò il foglio e con un viso che annunziava una grave delusione ne prese un altro. Fatto l’inventario delle scorte di idee esistenti nell’Europa Centrale, aveva non solo stabilito con rincrescimento che eran costituite da contraddizioni, ma anche scoperto con stupore che quelle contraddizioni incominciavano a confondersi l’una nell’altra. ‘Che tutte le celebrità in casa di tua cugina mi rispondessero cose opposte quando la pregavo di ammaestrarmi, passi, c’ero già abituato; ma che dopo aver parlato lungamente con loro mi sembri che dicano tuttavia le stesse cose, ecco, non riesco proprio a intenderlo, e forse la colpa sarà del mio comprendonio d’ordinanza, che non ci arriva!’ Ciò che sgomentava in tal modo il cervello del generale Stumm non era una bagattella, e in fondo non la si sarebbe dovuta attribuire soltanto al Ministero della Guerra, benché si potesse dimostrare che con la guerra intratteneva ottimi rapporti. Sono state donate a questo nostro secolo grandi idee in quantità, e per uno speciale favore della sorte ogni idea ha pure la sua contro-idea, di modo che individualismo e collettivismo, nazionalismo e internazionalismo, socialismo e capitalismo, imperialismo e pacifismo, razionalismo e superstizione vi si trovano tutti ugualmente bene come a casa loro; e per giunta ci sono anche i resti non ancora consumati di innumerevoli altre contraddizioni di uguale o minore valore attuale. La cosa sembra così naturale come il fatto che vi siano il giorno e la notte, il caldo e il freddo, l’amore e l’odio, e che nel corpo umano ogni muscolo flessore abbia il suo contrario in un muscolo estensore, né il generale Stumm, come chiunque altro, si sarebbe mai sognato di vederci nulla di straordinario, se l’amore per Diotima stimolando la sua ambizione non l’avesse precipitato in quell’avventura. L’amore infatti non s’accontenta che l’unità della natura riposi sui contrasti, ma, incline com’é alla soavità, alla delicatezza, vorrebbe un’unità senza opposizioni, e così il generale s’era sforzato in tutti i modi di ottenere tale unità. ‘Ho fatto fare’ raccontò a Ulrich, mostrandogli il foglio relativo, ‘un elenco dei condottieri delle idee, vale a dire che contiene tutti i nomi di coloro che negli ultimi tempi hanno guidato alla vittoria notevoli contingenti di idee; quest’altro qui è un ordine di battaglia; questo un piano dello schieramento strategico; questo un tentativo di identificare i depositi e gli arsenali donde si effettua il rifornimento delle idee. Ma se tu osservi uno dei gruppi di idee impegnati in combattimento, vedi subito – e ho voluto che risultasse ben chiaro dal disegno, – che esso attinge i suoi rinforzi di truppe e di materiale ideologico non soltanto dal proprio deposito ma anche da quello dell’avversario; vedi che cambia continuamente di fronte e senza nessun motivo, combatte tutt’a un tratto col fronte rovesciato, contro le proprie posizioni; ma vedi altresì che le idee disertano tutti i momenti, di qua e di là, sicché le trovi ora in questa ora nell’opposta linea di battaglia. Insomma, non si può stabilire né un regolare piano di dislocamento, né una linea di confine, né niente, e il tutto è, parlando con rispetto, – eppure d’altra parte non lo posso credere! – quello che da noi ogni superiore chiamerebbe un branco di porci impazziti!’ Stumm cacciò in mano a Ulrich una dozzina di fogli in una volta. Eran coperti di direttive di marcia, linee ferroviarie, reti stradali, calcoli di portata, contrassegni di corpi, dislocamenti di truppe, circoli, quadrati, zone tratteggiate; il tutto come in un regolamentare rapporto di stato maggiore, intersecato da linee rosse verdi azzurre e gialle e disseminato di bandierine dei più vari tipi e significati, quelle che un anno più tardi sarebbero diventate così popolari. ‘Ma non serve a niente!’ sospirò Stumm. ‘Ho cambiato modo e provato ad affrontare il problema dal punto di vista della geografia militare invece che da quello della strategia, sperando di ottenere almeno un campo d’operazioni ben articolato, ma non c’è verso! Ecco qui le descrizioni orografiche e idrografiche!’ Ulrich vide segnate sulla carta vette di montagna da cui partivano diramazioni che più in là si riammassavano, sorgenti, reti fluviali e laghi. Negli occhi vivaci del generale scintillava qualcosa come irritazione o esasperazione. ‘Ho tentato in cento modi’, egli disse, ‘di riportare il tutto a un’unità ma sai com’è? Come viaggiare in seconda classe in Galizia e prendersi i pidocchi! E’ la più schifosa sensazione d’impotenza che si possa immaginare. Quando sei stato un pezzo in mezzo alle idee, ti prude tutto quanto il corpo e non hai pace se non ti gratti a sangue!’

   Il più giovane non poté trattenersi dal ridere di quell’energica descrizione. Ma il generale pregò:

   ‘No, non ridere! Io ho pensato che tu sei divenuto un borghese eminente; nella tua posizione devi capire la questione, e devi capire anche me. Son venuto a chiederti aiuto. Ho troppa reverenza per tutto ciò che rappresenta lo spirito, e perciò non posso credere di aver ragione!’

   ‘Tu prendi troppo sul serio il pensiero, signor colonnello’, lo consolò Ulrich. Involontariamente aveva detto "colonnello", e se ne scusò. ‘Mi hai così piacevolmente ricondotto al passato, signor generale, quando mi comandavi certe sere a filosofare in un cantuccio del circolo. Ma, ti ripeto, non bisogna prendere tanto sul serio lo spirito come tu stai facendo!’

   ‘Non bisogna, – gemette Stumm. – Ma io non posso più vivere senza una regola superiore nella mia testa! Non lo capisci?’


L’uomo senza qualità. Robert Musil, Klagenfurt 1880 – Ginevra 1942 

 

   Ulrich riassunse il proprio problema ponendosi la questione visto che, in fin dei conti, l’intelligenza  è  distribuita  in  egual misura  tra  tutti gli uomini, il problema  non  sia  che l’intelligenza non è abbastanza intelligente e fu lì lì per riderne, visto che lui era diventato un  rinunciatario, ma l’ambizione ancora viva in lui lo trafisse come una spada. In quel momento  gli Ulrich  erano  due, uno  si guardò  intorno, sorridendo  nella  sera  leggera  e pensò: anche io per una volta ho recitato una parte tra le quinte di questo mondo, ma mi hanno suggerito parole che non mi servivano affatto, come il panico davanti alle luci della ribalta. I miei propositi, le  mie  speranze  mi riempivano  tutto  ma  improvvisamente il palcoscenico  si è  girato, ho  fatto pochi passi, sono  già  vicino  all’uscita, tra  poco  sarò messo  fuori e  della mia gran parte avrò appena recitato delle battute insulse come “i cavalli sono sellati, la cena è servita”, al diavolo tutti quanti; mentre uno dei due Ulrich si guardava intorno sorridendo nella sera leggera, l’altro stringeva i pugni per ira e dolore: era  il meno  visibile  dei due  ed era quello che si accaniva a cercare un appiglio a cui afferrarsi, una formula magica, lo spirito dello spirito, il pezzo mancante, piccolissimo forse che salda il cerchio spezzato.

   Ulrich non aveva più parole a sua disposizione, le parole saltavano come scimmie da un albero all’altro, ma nell’oscuro terreno dove affondano le loro radici mancavano le gentili intermediarie. Ulrich sentiva il terreno che gli scorreva sotto i piedi, ma i suoi sensi erano desti, di ogni persona che passava l’occhio aveva una percezione diversa del solito e così l’orecchio di ogni suono. Non si può dire che fossero sensazioni naturali o innaturali, più acute o morbose. Ulrich non poteva dire nulla in quel momento ma pensò alla parola spirito come un’amante dalla quale siamo stati traditi tutta la vita senza per questo amarla di meno, perché quando si ama tutto è amore, anche se è dolore e dolore. Ma poi Ulrich alzò la testa, i ramoscelli sugli alberi, i vetri pallidi delle finestre nella luce crepuscolare diventavano un’esperienza delicatissima, profondamente celata nel suo intimo, le cose non sembravano più fatte di legno o di pietra, ma di una immoralità grandiosa che nel momento in cui veniva a contatto con lui si trasformava in una profonda commozione morale. Ed era qualcosa che non si poteva mettere in parole.


Tratto da L’uomo senza qualità
Robert Musil, Klagenfurt 1880 – Ginevra 1942