Archivio per la Categoria ‘Lettere’

Per una breve introduzione sull’argomento puoi dare un’occhiata a questo post e questo.
Cronologia:

   (19 marzo 1920 – Da Ofelia a Fernando)

   Mio caro Nininho
   (al momento molto cattivo)
      (e non il Bebè)
   Vieni domani ad aspettarmi all’uscita dall’ufficio Dupin? Grazie, ma stai attento a dove ti metti e non ti dirigere subito verso di me, perché il mio ex fidanzato ha già scoperto dove si trova l’ufficio ed è andato a chiedere che io uscissi alle 5 perché c’era confusione nella Baixa, ha detto che veniva a nome di mia sorella ma non era vero, ha detto a Dupin di essere mio fratello, pensa che intrusione, ho saputo da Osorio che è andato là all’ufficio a chiedere di me e credo che proprio all’ufficio gli abbiano detto dove mi trovavo. Sei stato tu?
   Se sei stato tu hai combinato proprio un bel pasticcio, perché adesso non mi lascia in pace e oggi già una volta mi si è avvicinato nel Rossio, ha aspettato che pranzassi e mi ha seguito fino all’ufficio, pensa che scocciatura, dice che vuole soltanto vedere la persona che io gli preferisco, ma lo dice con un tono di minaccia che non mi piace affatto e siccome è mezzo matto allora bisogna stare attenti.

   Dici di voler ribadire che l’informazione che mi hanno dato è completamente falsa, ma non mi accontento così, sono molto difficile da accontentare… La persona che mi ha dato l’informazione esiste come noi esistiamo, e non ha nessun interesse ad allontanarmi o avvicinarmi a te, è la stessa cosa; non vuole niente né da te né da me; a me quasi non mi conosce, e non conosce nessuno che voglia qualcosa da me, non è nessuno dell’ufficio, ti do la mia parola d’onore, né è il conoscente di nessuno. Eppure ha affermato che tu avevi una donna, che non pensavi di sposarmi, ma che ti piacevo tanto tanto, ma proprio tanto (ha detto proprio così). Questa persona non è né bugiarda né pazza. Ti giuro su quello che vuoi che non è stata mia sorella a inventarselo perché sarebbe incapace di farlo, lei mi ha detto perfino che avrebbe pagato qualcuno perché ti spiasse. No amore, non è per far fesso nessuno, ti giuro che tutto ciò che ti dico è successo.
   Non so, Fernandinho, hanno assicurato a mia sorella che le tue intenzioni non erano serie, che ti piacevo tanto, ma proprio tanto, ma le tue intenzioni (perlomeno finché non me lo hanno detto) non erano quelle che io desideravo, erano ben diverse, mio cognato e mia sorella si sono spaventati e mi hanno detto che visto che tu mi piaci così tanto, dovrei fare molta, molta attenzione. Trovi che queste cose siano belle da sentirsi, Fernandinho? Ecco, non riesco a togliermele dalle orecchie. Ma dimmi, mio caro, fammi un giuramento sacro che mi sposerai, va bene? Allevia la ferita che ha tanto sanguinato e sanguina ancora!

   Ti giuro che non ho inventato niente per allontanarmi da te, non farmi soffrire più, Fernando; guarda che è già abbastanza quello che ho sofferto. Io che ti amo sempre di più, che sempre di più mi sento legata a te avrei forse inventato un pretesto come questo? Non pensarlo nemmeno, ti supplico.
   Non possiamo chiederlo alla persona che lo ha detto, e non ti posso dire perché. No, Fernandinho, non si tratta di nessun complotto, nessuno vuole allontanarmi da te. Per l’amor di Dio, mio caro Fernandinho, non pensare che voglio allontanarti da me! Ah, se potessi averti vicino come io vorrei, non supporre niente Fernandinho, ciò che ti ho detto è tutto vero, e nulla è inventato da noi (da me o da mia sorella). Dici di meritare un trattamento migliore dal Destino, e allora a me, che sorte mi tocca? Merito la bella sorte che mi tocca? Credo proprio di no.

   Ripeto e ripeto che non sono io che ti voglio sfuggire, mio caro amore, ti amo sempre mio caro Fernandinho e spero che noi ci ameremo sempre e tanto e che saremo tanto tanto felici. Amami sempre, d’accordo Nininho? Non ti dimenticherai mai del tuo Bebè, no?
   Non posso più scrivere quanto vorrei perché è l’una e mezza e mio padre si sta arrabbiando e mi dice di coricarmi. Ma per tranquillizzarti ti dico di non pensare più al mio trasferimento da Dupin, mi hanno fatto chiamare, poi ti racconto, va bene? Cì cì, ciono tiste, voglio cicini.
   Io non ho fatto confidenze a mia sorella, è lei che mi ha rubato il segreto. Su questo punto non mi posso spiegare molto bene. Domani ci verrò, a meno che ci sia confusione o io esca più tardi e non abbia il tempo; sarebbe bene che tu potessi essere là prima di mezzogiorno e mezza che riesco a venire più presto perché poi viene tardi per il pranzo e non passo con te nemmeno un po’ di tempo. E vedi un po’ di fare in modo che Osorio esca. Il soggetto in questione non è amico di nessuno dei miei pretendenti, né è parente del signor Crosse.
   Vado subito a coricarmi perché oggi ho lavorato tantissimo e ho bisogno di riposare. Ho lavorato in ufficio e anche in casa dato che mia madre è malata.
   Ciao amore caro, non ti dimenticare mai della tua Ofélia, va bene? Pensi sempre a lei, ci pensi?
   Ti mancano i piccioncini? Ti mancano?
   Ciao, ti ama tanto ed è soltanto tua per sempre
   Ofélia Queiroz (Pessoa)
   (quando sarà?)
   (magari fosse ora)

   P.S. Molti cicini e ti auguro di stare meglio.

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   (20 marzo 1920 – Da Fernando a Ofelia)

   Mio Bebè, mio piccolo caro Bebè,
   senza sapere quando ti consegnerò questa lettera, ti sto scrivendo in casa, oggi, domenica, dopo aver finito di sistemare le mie cose per il trasloco di domani mattina.
   Ho di nuovo il mal di gola, piove, sono lontano da te: e questo è quanto ho per consolarmi oggi, con la prospettiva della grande seccatura del trasloco, forse sotto la pioggia e in questo stato di salute, in una casa dove non c’è anima viva.

   Quello che ho intenzione di fare (a meno che non mi senta completamente rimesso e sistemi le cose in qualche modo), è di andare a chiedere ospitalità, alla Baixa, a Mariano de Sant’Anna, che oltre a ricevermi di buon grado, mi cura la gola con competenza, come ha fatto il 19 u.s. quando ho avuto l’altra angina.
   Non puoi immaginare la nostalgia di te che provo in questa circostanza di malattia, di abbattimento e di tristezza. L’altro giorno mi è parso (e credo di averne buoni motivi) che l’argomento ti annoiava, che ti interessava poco. Io capisco perfettamente come, godendo di buona salute, tu abbia poca pazienza per quello che possono soffrire gli altri, anche quando questi "altri" sono, ad esempio, io, che dici di amare. Capisco che una persona malata è seccante, che non è facile sentire tenerezza per lei. Ma io ti ho chiesto solo di fingere un po’ di tenerezza, di simulare
un po’ di interesse per me. Almeno non mi addolorerebbe tanto come la mistura del tuo interesse per me e della tua indifferenza per il mio stato di salute.

   Domani e dopo, con i due traslochi e la malattia, non so quando ti vedrò. Conto di vederti domani all’ora indicata – alle 8 di sera o dopo. Vedrò però se mi sarà possibile trovarti a mezzogiorno (anche se mi pare difficile), perché alle 8 chi si sente come mi sento io dovrebbe essere a letto.
   Ciao, amore. Fa’ il possibile per volermi bene, per sentire le mie sofferenza, per desiderare la mia salute: o almeno, cerca di fingerlo.
   Molti, molti baci dal tuo, sempre tuo, ma molto abbandonato e desolato
   Fernando


Ofélia Queiroz, Mio caro Nininho – Archinto editore
Fernando Pessoa, Lettere alla fidanzata – Adelphi editore

 

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Lettere (2)

1 Commento, Lettere, Pessoa, by Max.

Per una breve introduzione sull’argomento puoi dare un’occhiata a questo post e questo.
Cronologia:

   (18 marzo 1920 – Da Ofelia a Fernando)

   Mio adorato Fernandinho
   Inizio con il chiederti scusa per la carta che uso per scriverti ma è finita quella da lettera e mi sono dimenticata di comprarla.
   Non ti puoi immaginare lo stato in cui mi trovo mio caro amore dato che sono appena stata chiamata per andare domani e non più tardi alla ditta C. Dupin & C., devo già presentarmi domani, pensa amore, come ci sono rimasta. Tu non ti puoi nemmeno immaginare la serie di inconvenienti che mi sono successi. Quando ho mandato là Osorio non sapevo ancora niente, ero in casa alle nove e mezza ed è venuta mia sorella a portarmi questa bella sorpresa. L’ultimo giorno in cui ci siamo visti all’ora in cui io avrei dovuto essere alla finestra come ti avevo detto per vederti passare in tram, anch’io stavo ricevendo una notizia, ma oh!, che notizia! Avrei preferito chissà che cosa anziché quello che ho saputo.
   Be’, Fernandinho, come vedi il nostro amore adesso che mi assenterò dall’ufficio? Mi dimenticherai? Non ne vorrai più sapere di me? O manterrai ciò che hai promesso? Non ti dimenticare di me, no, mio Fernandinho adorato! Pensa sempre al tuo Bebezinho come tu lo chiami, va bene?

   Oh! Che tristezza la mia, stare separata da colui che amo tanto! Sono proprio infelice, non è vero mio caro?
   Non so quando ti sarà consegnata questa lettera, penso che domani andrò in ufficio per lasciare un messaggio a Osorio affinché te lo consegni sabato nel caso tu ci vada, e se tu sabato ti sentissi meglio e potessi venire ad aspettarmi alle 6 (ma come tu sai posso uscire alle sei e mezza), vieni, va bene?, in modo che io ti possa vedere e parlare e non farti la barba in modo da vederti così come sei, d’accordo amore?
   Non dire niente a tuo cugino del fatto che sto già in un altro ufficio, perché io dico che mia madre è ammalata, che d’altronde è vero, ma non è per questo che non ci vado, è che forse potrebbero non rimanere soddisfatti (il che sarebbe una grande cosa) e allora tornerei all’ufficio. Mi piacerebbe che parlassimo domenica o che perlomeno ti incontrassi, vediamo cosa escogito fino ad allora, poi andrò in ufficio e ti farò sapere quello che ho deciso nel caso ci sia qualcosa di deciso. Ho compreso bene la tua lettera, tranne il finale di cui non ho capito quando scrivi così: (per rispondere a ciò che tu chiedi ecc. ecc., il resto non lo capisco, nemmeno quello che hai messo fra parentesi). Poi mi devi dire di cosa si tratta, d’accordo? Quando puoi devi scrivermi perché noi dobbiamo scriverci ora, visto che possiamo parlarci così poco, peccato che le poste siano in sciopero, perché altrimenti ti scriverei alla casella postale.

   Ho tante cose da dirti, ma dovrei sentirmi molto a mio agio, dovremmo essere completamente soli e disporre di qualche momento, quando si presenterà l’occasione ti dirò quello che devo dirti.
   Allora, hai proprio tanto mal di gola, amore mio?! Se potessi trasferirlo su di me, come lo farei volentieri! Poverino, come soffri, e da solo, senza l’affetto di nessuno, perlomeno senza il mio, certo non so se hai ricevuto qualche visita… Se non avessi avuto paura che il fattorino mi dicesse qualcosa gli avrei chiesto di leggermi la firma, ma non me la sono sentita. Per chi era? Sono così stupida, non è vero? Mi diresti davvero per chi era se ti compromettesse. Pensami molto, d’accordo, mio caro Nininho? Ciao.
   Ti ama molto e ti augura di sentirti meglio la tua
   Ofelinha

   P.S. Ho provato io a imitare la grafia della firma ma non sono stata capace, tanti bacini dalla tua
   Ofélia

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   (19 marzo 1920 – Ancora da Ofelia a Fernando)

   Mio adorato Fernandinho, grande amore della mia vita
   Rispondo alle tue care letterine che mi hanno dato tanta gioia, soprattutto la prima poiché vedo che a quell’ora, mentre io naturalmente dormivo e sognavo… tu stavi pensando a me e mi stavi dedicando qualche istante, che peccato che tu sia così malato! Vedi un po’ amore caro che non ti faccia male uscire. Ma che scocciatura non poter dormire, devi certamente sentirti scocciato. Sì, dici bene, purtroppo per me che ti so malato e non ti posso curare e nemmeno vegliare come tanto vorrei. Allora la malattia ti sembrerebbe così insignificante… non è vero bambino mio? (ma che mamma cresciuta) (batti batti le manine…) se tu mi avessi sempre vicino a te. Non voglio nemmeno pensare a cosa farei… Mi posso proprio immaginare quanto devi essere nervoso con tutto quello che hai da fare per i tuoi che stanno per arrivare, meno male che hai già trovato casa (ti sto scrivendo con un formidabile sottofondo di bombe e deflagrazioni). Il mio amore senz’altro è a casa, perciò sono tranquilla.
[Nota: Il Paese era in stato di crisi dall’inizio dell’anno. Il governo di Domingos Pereira aveva congelato i salari e le promozioni dei funzionari pubblici, provocando un’ondata di scioperi. I conflitti con la popolazione arrivarono al punto che la Guardia Repubblicana ricevette ordine di controllare gli edifici pubblici e di intervenire in caso di disordini. Vennero lanciate bombe contro edifici pubblici e giornali, così vennero fatte pattugliare anche le strade per evitare disordini.]

   Dici nella tua letterina di aver ricevuto tramite tuo cugino una serie di notizie sgradevoli. Anche se non hanno a che vedere con me poi me le devi raccontare, va bene Nininho? Perché basta che c’entri il mio amore e io lo scoccio finché non mi dice di cosa si tratta. Allora sentivi una forte nostalgia del tuo Bebè!, nostalgia costante! E’ vero Fernandinho? Avevi tanta nostalgia di me? Quanto le tue parole mi riempiono di gioia mio adorato Fernandinho!
   Mi chiedi perché mi sento così abbattuta e così profondamente triste. Oltre alla grande nostalgia che ho di te, al dolore di saperti ammalato senza poterti curare, la notizia che ho ricevuto l’ultimo giorno in cui ci siamo visti, mi ha tolto del tutto la gioia (e non poteva essere altrimenti). Mi aspettavo di tutto, Fernandinho, tranne sapere quel che ho saputo! Dici che non ho nessun motivo di dubitare del tuo amore, appena saputa una cosa così sgradevole, pensi che non abbia le mie ragioni di dubitare? Ma è per il fatto di non aver fiducia che ne ho, povera me che ti amo tanto e tanto, ti desidero sempre di più Fernandinho, ti desidero come ti desideravo, nulla mi farà smettere di volerti bene, adesso oltre ad amarti tanto voglio conoscere le tue intenzioni, voglio che tu cancelli qualsiasi brutta impressione che io ho di te. Devi giurarmi sul bene di tua sorella che non hai altre donne, che le tue intenzioni nei miei confronti sono serie e che vuoi sposarmi, hai capito Fernandinho? Soltanto ascoltando questo giuramento di fede dalla tua bocca crederò alla tua innocenza, altrimenti vivrò sempre con questo dubbio, con questa incertezza che mi divora.

   Passo a un altro argomento: poverino il mio amore tutto solo! Non ti immagini il dolore che mi ha dato sapere che avevi sete e che non avevi nessuno che ti desse qualcosa da bere. Che tristezza! Io che ti amo tanto e non ti posso servire, devo aspettare finché tu vorrai… (e Dio solo sa per quanto tempo).
   Vorresti che fossi io la persona che ti veglia mentre tenti di addormentarti? Vorresti le mie delizie? Oh se potessi!… Lo sai mio caro? Mi piace tanto ma proprio tanto come finisce la tua letterina. (Mio amore, mio Bebè, mia bambolina) non sai quanto la trovo deliziosa, e sono rimasta ancora più contenta per la quantità di baci che mi mandi. (Tuo, sempre tuo) davvero, Fernandinho, sarai sempre mio?
   Che idea benedetta allora, scrivere al tuo Bebè.
   Meno male bambino mio che hai dormito, starai meglio, voglia Iddio che tu ti senta presto meglio, mi fa così male vederti malato!… Non immagini che impressione, che tristezza mi ha fatto vederti così giù, oggi! Povero amore mio! Stai attento, cucciolo mio, e torna presto a casa, va bene?
   Allora ricopri il tuo Bebè di bacetti? Come quando stavamo insieme? Che nostalgia di quei momenti!
   Ciao mio Nininho, ti ringrazio per i tuoi baci e anch’io ti mando cicini infiniti, e sono solo e sempre tua
   Ofélia

   P.S. E’ quasi l’una, ho fatto degli intervalli, ma vediamo se riesco ancora a rispondere all’altra tua letterina.
   Ancora cicini dalla molto tua
   Ofélia

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   (19 marzo 1920 – Da Fernando a Ofelia)

   Mio Bebè piccolo (e attualmente molto cattivo),
   accludo qui la tua lettera, che ti avevo mandato a casa attraverso Osorio. Spero di potertele consegnare entrambe domani, quando verrò ad aspettarti all’uscita degli uffici Dupin.
   Quanto all’informazione che ti hanno dato su di me, non solo voglio ripeterti che è interamente falsa, come dirti anche che la “persona rispettabile” che ha dato questa informazione a tua sorella o si è inventata tutto quanto e dunque, oltre che bugiarda, è pazza; oppure che questa persona non esiste e tua sorella se l’è inventata (non dico che abbia inventato la persona, ma che abbia inventato che una certa persona abbia detto una cosa che nessuno poteva dirle).
   Senti bene, amore mio: è sempre un errore, in queste cose, pensare che gli altri sono stupidi.
   Su questa tale “persona” e su quanto di lei mi hai detto (naturalmente perché te lo hanno riferito), avrei due osservazioni da fare: 1. che essa “sa” che io sono innamorato di te; 2. che “sa” che sono innamorato di te con idee poco serie.

   Ora, cominciamo da questo: nessuno può sapere se io sono innamorato di te, perché io non ho mai fatto confidenze a nessuno. Supponiamo tuttavia che questa “persona rispettabile” non “sappia” ma immagini che io sono innamorato di te. Poiché la sua immaginazione deve pure basarsi su qualcosa, questa persona avrebbe colto qualche nostro sguardo, o avrebbe notato qualcosa fra noi (diciamo meglio, in questo caso, qualcosa di mio verso di te). Ciò significa che si tratta di una persona di questo ufficio, o che lo frequenta con una certa assiduità, oppure che riceve informazioni da chi viene qui assiduamente. Ma, per potere affermare, in base ad affermazioni altrui, che io sono innamorato di te, questa tale persona, se non è qualcuno che frequenta quest’ufficio, può essere soltanto qualche familiare di mio cugino (a cui egli abbia eventualmente confidato “sospetti” sul mio amore per te), oppure un familiare di Osorio.
   Tutte queste sono supposizioni, e anche quest’idea che si tratti di un familiare di qualche impiegato del mio ufficio significa concedere troppo al fatto che qualcuno sappia che io sono innamorato di te.

   Ma se non c’è praticamente nessuno (nessuno che lo sappia dalle mie confidenze, quasi nessuno che possa “immaginarlo”) che sappia con certezza che io sono innamorato di te, tanto meno c’è nessuno – be’, proprio nessuno – che possa dire che io sono innamorato di te con idee poco serie. Per dire questo sarebbe necessario essere dentro il mio cuore; e anche così, bisognerebbe essere miopi, perché si tratta di una grande sciocchezza.
   Quanto infine alla “donna” che io ho, se non te la sei inventata tu per allontanarti da me, dovresti porre le seguenti domande alla rispettabile persona (ammesso che esista) che ha informato tua sorella:
   1. Che donna è?
   2. Dove ho vissuto o dove vivo con lei, e dove la incontro (ammettendo che siamo due amanti che viviamo separati), e da quanto tempo la conosco?
   3. Qualsiasi altra informazione concernente questa “donna”.

   Se tutta quanta la storia non è una tua invenzione, ti garantisco che assisterai a una “ritirata” immediata della persona che ti ha dato queste informazioni; “ritirata” di tutti coloro colti in menzogna. E se la cosiddetta “persona rispettabile” avesse la sfacciataggine di fornire dei dettagli, basterà che tu li verifichi. Vedrai che è tutta una menzogna, dal principio alla fine. Ah, questa è certo una trama – infame e, come molte cose infami, molto stupida – per allontanarmi da te! Da chi partirà tutto questo? Oppure non si tratta di nessuna trama, ma semplicemente di un alibi che tu stai cercando per allontanarti da me? Che ne so… Suppongo qualsiasi cosa; ho il diritto di supporre qualsiasi cosa.
   Ma francamente meriterei di essere trattato meglio dal Destino di quanto non sia trattato: dal Destino e dalle persone.
   Vediamo se riesco a farti pervenire questa lettera oggi stesso, con qualche pretesto. Se no, te la darò domani, quando ci troveremo qui a mezzogiorno e mezzo. Leggi attentamente anche la lettera che ti ho scritto stamani all’alba e che non ti ha trovato, perché Osorio te l’ha portata a casa proprio mentre tu venivi qui. Vedi un po’ cosa significa scrivere una lettera e ricevere in risposta una serie di notizie e “scherzi” come quelli che mi hai dato.

   P.S. Ma poi quale sarà la verità in tutta questa storia? Comincio a diffidare di tutto e di tutti.
   Cosa significa il fatto che non volevi andare… e poi invece sei andata… nella ditta Dupin? Perché all’improvviso decidi di fare confidenze a tua sorella?
   Comincio a non capire bene…
   Comincio a non sapere quel che pensare.
   Fernando

   P.S. II. Ancora una cosa: se la tale “persona rispettabile” esiste (cosa di cui dubito), cerca di capire quali fini personali può avere per allontanarmi da te. Vedi se non ci siano, almeno, ragioni di amicizia verso qualche altro tuo pretendente. Ma sicuramente, quanto a esistenza reale, questa “persona rispettabile” deve essere parente del signor Crosse. [Nota: A. A. Crosse è il nome col quale Pessoa partecipò per lungo tempo ai concorsi sciaradistici del Times di Londra.]
   Ti aspetto domani in ufficio all’ora stabilita. Ah, amore mio, amore mio: sei forse tu che mi vuoi sfuggire per sempre, o qualcuno che si oppone al nostro amore?
   Tuo, sempre tuo
   Fernando


Ofélia Queiroz, Mio caro Nininho – Archinto editore
Fernando Pessoa, Lettere alla fidanzata – Adelphi editore

 

Vedi anche questo post sull’introduzione alle lettere.

   Devo scrivere ancora qualcosa sulle lettere di Ofelia e Fernando. La prima cosa che devo dire è che questa “relazione” (come solo una relazione dell’inizio del ‘900 poteva essere relazione) si snoda in due parti: la prima parte occupa i primi undici mesi del 1920, e comincia con le due lettere che ho postato qui. Queste sono le prime vere lettere che i due si scambiano dopo qualche mese di bigliettini e passeggiate  tra l’ufficio e la fermata del tram. Dopo che un Fernando Pessoa improvvisamente impazzito e completamente fuori dalla sua natura, prende un giorno Ofelia da sola in ufficio e senza preavviso le dichiara il proprio amore citando Shakespeare: “ Oh diletta Ofelia, io son maldestro nel maneggiare versi: e non posseggo arte alcuna a contare sillabe e accenti dei miei gemiti. Ma che io ti amo più di ogni altra cosa, oh suprema tra tutte le altre cose, fino all’ultimo estremo, credilo!” (Amleto, Atto II).
   Potete immaginare la sorpresa di una ragazza di 19 anni dell’inizio del secolo scorso sentendo queste parole dirette a lei da un trentaduenne conosciuto solo pochi giorni prima. Un trentaduenne la cui espressione più azzardata rivolta a lei fino a quel momento era stata: “Signorina, vorrei avvertirla di una cosa: nella guida delle scale c’è un buco… stia attenta a non inciampare…”.
   Davanti alla citazione di Amleto, Ofelia si alza dalla scrivania e fa per andarsene. Fernando esita un momento, poi la raggiunge sulle scale, la spinge verso il muro e la bacia.

   Adesso che vi ho detto come è iniziata, veniamo un attimo a quello che volevo dire iniziando questo post. Con il lavoro partito con la trascrizione delle prime due lettere, ho intenzione nel tempo di riportare qui dentro le parti principali dell’epistolario tra i due. E’ un lavoro lungo, da amanuense, ma non mi lamento perché è un piacere leggerle e scriverle come pochi piaceri riesco a immaginare simili. Piuttosto voglio avvisarvi che a dispetto della tradizione dei blog, che vorrebbe post estremamente brevi e diretti all’argomento (oggi andate tutti di fretta, volete sapere tutto e subito altrimenti scappate via, non si sa dove ma scappate come il vento), a dispetto di questa tradizione dicevo, i post che tratteranno l’argomento delle lettere, saranno abbastanza lunghi. A questo avviso segue un consiglio, che è un buon consiglio: datevi il tempo di leggerli, ne vale la pena. Datevi il tempo e la pazienza di seguire questo percorso, che a causa della sua lunghezza e del fatto che in questo blog continuerò anche ad occuparmi di altro, potrebbe snodarsi lungo un periodo molto lungo, anche un anno da oggi. Visto che questo è l’angolo dei consigli, ne aggiungo un altro: prendete i due libri, quello con le lettere di Ofelia e quello con le lettere di Fernando, e leggeteli incastrando uno nell’altro, in modo da poter leggere la lettera di Ofelia e subito dopo la risposta di Fernando (quando c’è).

   Ho iniziato questo post dicendo che la relazione tra Fernando e Ofelia si snoda in due parti. La corrispondenza si interrompe sulla fine del 1920, quando la relazione improvvisamente finisce. Riprenderà nel 1929, quando Fernando manderà a Ofelia una sua fotografia con una dedica. Se leggerete le lettere del 1920, vedrete spesso Ofelia chiedere a Fernando una sua foto. Questa foto Ofelia non la riceverà (Pessoa odiava farsi fotografare). Nove anni dopo la rottura della relazione, Fernando le fa avere la foto. E’ il 1929, andranno avanti fino al 1932.

   Ora una cosa che mi viene in mente in questo momento e di cui vi interesserà molto poco, ma è interessata a me. Lo sapete che cosa mi fece innamorare di Stefania? La sua armonia. Stefania aveva un’armonia nei gesti che io non ho mai visto in nessuno, né prima né dopo di allora. Non era mai brusca, neanche quando era brusca, non urlava mai, neanche quando si arrabbiava: e non si arrabbiava, neanche se si arrabbiava.
   Guardare Stefania che beveva il caffélatte la mattina era uno spettacolo della natura. Era come guardare un tramonto, o i colori del sole ai piedi di una cascata, o un arcobaleno. Stefania è stata il più grande privilegio che mi sia capitato in questa vita, la cosa migliore e più bella su cui abbia mai posato gli occhi.

Per una breve introduzione sull’argomento, puoi dare uno sguardo a questo post. 


   (28 febbraio 1920 – da Ofélia a Fernando)

   Mio adorato Fernandinho
   E’ mezzanotte, sto per coricarmi, ma sappia che sto sempre pensando al mio amore. E anche lui starà pensando al suo bebè? Naturalmente no…
   Sono triste e adirata come può immaginare, dato che ho appena finito di parlare con il giovanotto e di sentire sempre la stessa cosa che tanto mi fa pensare al mio Fernandinho, all’amore che nutro per lui, e se è abbastanza e sincero l’amore che lui dice di provare per me, se merita il sacrificio che sto facendo. Sto respingendo un ragazzo che mi adora, che mi farebbe felice e di cui conosco bene le intenzioni, so bene cosa vorrebbe fare di me.
   E adesso mi dica francamente, so forse io qualcosa di Fernandinho? Mi ha mai detto che cosa gli passa per la testa, che vuol fare di me? No, non so nulla, so solo che l’amo e niente più, e questo non basta. Non mi sono forse completamente affidata al mio Fernandinho? Che ricompensa avrò?

   Sarò franca, spesso temo che questi suoi trasporti d’amore siano di breve durata, che un giorno si secchi e mi lasci, dopo che le ho provato che il mio amore è sincero. E mi dica, amore mio, non trova che io abbia ragione a pensarla così? Avrò da lei la ricompensa che desidero? Temo che non l’avrò, visto che lei non ne ha mai parlato, e se io avessi la piena certezza che non l’otterrò mai, le giuro Fernandinho mio che preferirei allontanarmi da lei per sempre, sebbene con grande sacrificio, anziché pensare che non sarò mai sua e continuare come adesso.
   Fernandinho, se non ha mai pensato a metter su famiglia e se nemmeno ci pensa, le chiedo in nome di tutto e in nome della gioia di sua sorella, di dirmelo per iscritto, di comunicarmi le sue intenzioni su di me (e non dimentichi che ha detto tante volte non che mia ama, bensì che mi adora!) perché se non fossero quelle che io tanto desidero preferisco rompere per sempre la nostra (o per meglio dire) la mia amicizia. Vivere nella completa incertezza mortifica enormemente e io preferirei la delusione al vivere come un’illusa. Ma se il mio Nininho ha per il suo Bebè le intenzioni che questi desidera, allora ciò che sto scrivendo lo farà star male, e speriamo che stia male, che poi io gli saprò chiedere perdono… Già da tempo stavo per dirglielo ma non ho mai avuto il coraggio sufficiente o il giusto stato d’animo, ma non potevo continuare senza farglielo capire, perché io non voglio andare avanti nell’incertezza, voglio sapere qual è il fine.
   Fernandinho dice di amarmi e vuole che io lo ami.
   Ma spero nel suo amore, e non vedo l’ora di ricevere una risposta, perché sicuramente è ciò che desidero.
   La ama molto la sua cara amica
   Ofélia Queiroz (il Bebè)

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   (1 marzo 1920 – da Fernando a Ofélia)

   Ophelinha,
   per mostrarmi il suo disprezzo, o se non altro la sua effettiva indifferenza, non era necessario il palese camuffamento di un discorso così lungo, né tutta la serie di “ragioni” così poco sincere e convincenti che lei mi ha scritto. Bastava dirmelo. Perché così ho compreso ugualmente, ma mi ha addolorato di più.
   Se preferisce a me il giovanotto che la corteggia e che evidentemente le piace molto, come posso avermene a male? Lei, Ophelinha, può preferire chi vuole: non è certo obbligata ad amarmi, né deve (a meno che non voglia divertirsi) fingere di amarmi.
   Chi ama davvero non scrive lettere che sembrano requisitorie avvocatesche. L’amore non studia così tanto le cose, né tratta gli altri come rei da “incastrare”.

   Perché non è franca con me? Che gusto prova a far soffrire chi non le ha fatto alcun male – né a lei né a nessun altro -, chi sente già fin troppo il peso e il dolore della propria vita isolata e triste senza che altri debbano aumentarli creando false speranze, mostrando finti affetti? E a quale pro, poi, con quale scopo?
   Riconosco che tutto ciò è comico, e la parte più comica di tutto sono io. Io stesso troverei la cosa divertente, se non la amassi tanto e se avessi tempo per pensare ad altro e non alla sofferenza che lei gode nel causarmi senza che io, se non per il fatto di amarla, me lo meriti: e sono fermamente convinto che amarla non è ragione sufficiente per meritare simile sofferenza.
   Le mando il “documento scritto” che mi chiede. La mia firma è autenticata dal notaio Eugénio Silva.
   Fernando Pessoa


Ofélia Queiroz, Mio caro Nininho – Archinto editore
Fernando Pessoa, Lettere alla fidanzata – Adelphi editore

   Inizia con il prossimo post un percorso che si prospetta abbastanza lungo. Riporterò le lettere d’amore tra Fernando Pessoa e Ofelia Queiroz (vedi anche questo post). Per scrivere una breve introduzione non so che cosa scrivere, perché vorrei parlare di questo argomento per tutta la vita. Le lettere di Ofelia posso riassumerle così: irresistibili. In alcune lettere lei usa improvvisamente un linguaggio infantile che si incastra perfettamente nel contesto.

   D’altra parte leggendo le lettere bisogna sempre aver presente due cose. La prima è che Ofelia ha 19 anni, ed è molto presa da questo (all’epoca) trentaduenne che si interessa a lei. Il trentaduenne inoltre è a dir poco un tipo eccentrico, che spesso dice cose strane e che è molto poco deciso sulla loro storia d’amore (anche se ha voluto iniziarla lui). Ma ehi, stiamo parlando di Fernando Pessoa!
   La seconda cosa da tener presente è il fatto che quello che risponde alle lettere di Ofelia è Fernando Pessoa, insieme al baule di gente che gli abita dentro.

   A coloro che arrivano in questo blog cascando per la prima volta in questa pagina e che conoscono poco Fernando Pessoa, consiglio di prendersi qualche minuto di tempo e dare uno sguardo alla categoria Pessoa. Per avere una visuale completa della categoria, potete anche andare nell’archivio del blog, selezionare la vista dell’archivio per categorie e cliccare su Pessoa.

   Per archiviare l’epistolario in modo da renderlo facilmente reperibile in futuro, ho creato una nuova categoria chiamata Lettere, che sarà articolata come subcategoria di Pessoa. Ogni post di questa categoria sarà strutturato in due parti, in modo da riportare la lettera di Ofelia e subito dopo la risposta di Pessoa a quella stessa lettera. La nuova categoria avrà vita iniziando dal prossimo post.
   Let’s roll!


Ho scoperto da poco (mia mancanza) l’esistenza di una raccolta di lettere scritte da Ofelia Queiroz a Fernando Pessoa: Mio caro nininho. La relazione con Ofelia è l’unica vera storia d’amore che si conosce nella vita di Fernando Pessoa. Ofelia era una segretaria diciannovenne che lavorava nella stessa azienda in cui lavorava Fernando. L’epistolario fa il paio con la raccolta delle lettere scritte da Fernando a Ofelia: Lettere alla fidanzata. Ho anche trovato la nuova edizione del Libro dell’inquietudine. Un’edizione con un nuovo traduttore e con l’aggiunta di un centinaio di frammenti inediti rispetto all’edizione classica del libro finora in circolazione. Ho ordinato sia il nuovo Libro dell’inquietudine che le lettere di Ofelia. Appena li riceverò e li avrò letti, posterò dei contributi tratti dai due libri qui nel blog. Da oggi in avanti, le citazioni tratte dal Libro dell’inquietudine porteranno anche l’indicazione dell’editore, per distinguere un’edizione dall’altra.

   Nel frattempo:

   "Fernando
   E’ ancora sotto l’effetto doloroso che mi ha provocato la lettura della sua lettera, che le invio queste parole. I miei timori e le mie intime convinzioni non mi avevano ingannata, mi accorgo che mi stavo affezionando a uno di questi esseri che si prendono gioco del puro affetto, che sono capaci di stancarsi per poter torturare il cuore delle povere ragazze, cercando di poter avere con loro una relazione non per affetto, non per una simpatia di speranze future, non per interesse e neppure per capriccio, ma soltanto perché piace loro affliggere, infastidire e torturare colei che fra l’altro non aveva mai pensato a lui, e neppure lo conosceva. Proprio bello! Sublime! Grande! Per quanto riguarda le mie lettere, può conservarle, se desidera, sebbene esse siano troppo semplici!
   Quanto a me, non mancherò in futuro di trarre vantaggio da questa lezione: mi ha fatto sapere fino a che punto di sincerità un uomo esprime la sua simpatia, il suo affetto, il suo amore, tutte le speranze future riguardo a ragazze ancora inesperte.
   Una Signora amica mia diceva giorni orsono queste parole:
   "Una donna che crede alle parole di un uomo, non è che una povera idiota; se un giorno vedeste qualcuno che finga di portare alle labbra una bevanda avvelenata a causa sua, rovesciategliela velocemente in bocca perché libererà il mondo da un impostore in più".
   Abbiamo riso tutti! E alla fine aveva ragione…
   Ofélia
   P.S. Le chiedo scusa se rispondo solo oggi alla sua lettera, ma a causa della morte del fratello di mio cognato non sono venuta a casa ieri e per questo non ho potuto risponderle con la velocità che avrei voluto.
   Le augura immensa felicità la…
   Ofélia."