Archivio per la Categoria ‘Poesie’

 

Secoli di poesia e siamo sempre al punto di partenza.
(C. Bukowski, La canzone dei folli)

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The Man With the Beautiful Eyes
(Corto su una poesia di Charles Bukowski)

 

Penso che il filmato qui sotto sia uno di quegli esempi di arte che uno potrebbe stare a guardare per un'ora, un giorno, o tutta la vita. L'arte la riconosci perché non ti stanca mai. Non ti ci abitui. Guardi un quadro di Van Gogh per la millesima volta, ed è sempre la prima. Leggi un sonetto di Shakespeare che sai a memoria e ancora trovi una virgola o un punto e virgola che ti sorprendono.

In questo filmato dei Peanuts, Sally e la sua amica ricevono un biscotto dell'amore con una dedica sopra. Un po' come i nostri Baci Perugina. Il biscotto dell'amica dice: "Dolce ragazza".
Il biscotto di Sally è una apoteosi. Snoopy ci ha scritto sopra una poesia di Elizabeth Barrett Browning: In quanti modi ti amo?

In quanti modi ti amo? Fammeli contare.
Ti amo fino alla profondità, alla larghezza e all'altezza
Che la mia anima può raggiungere, quando partecipa invisibile
Agli scopi dell'Esistenza e della Grazia ideale.
Ti amo al pari della più modesta necessità
Di ogni giorno, al sole e al lume di candela.
Ti amo generosamente, come chi si batte per la Giustizia;
Ti amo con purezza, come chi si volge dalla Preghiera.
Ti amo con la passione che gettavo
Nei miei trascorsi dolori, e con la fiducia della mia infanzia.
Ti amo di un amore che credevo perduto
Insieme ai miei perduti santi, – ti amo col respiro,
I sorrisi, le lacrime, di tutta la mia vita! – e, se Dio vorrà,
Ti amerò ancora di più dopo la morte.

 

Oggi è la vigilia di Natale, quello che Dickens chiamava il più bel giorno dell'anno. Io non lo so, quest'anno non mi sento molto natalizio.

 

 

   Che noi si scriva, si parli o solo si sia visti
rimaniamo evanescenti. E tutto il nostro essere
non può in parola o in volto giammai trasmutarsi.
L’anima nostra è da noi immensamente lontana:
per quanta forza si imprima in quei nostri pensieri,
mostrando l’anime nostre con far da vetrinisti,
indicibili i nostri cuori pur sempre rimangono.

   Per quanto di noi si mostri continuiamo ignoti.
L’abisso tra le anime non può esser collegato
da un miraggio della vista o da un volo del pensiero.
Nel profondo di noi stessi restiamo ancora celati
quando al nostro pensiero dell’essere nostro parliamo.

   Siamo i sogni di noi stessi, barlumi di anime,
e l’un per l’altro resta il sogno dell’altrui sogno.

 

Fernando Pessoa, Lisbona 1888 – 1935  

 

 

Durante una battuta di caccia, Adone fu ucciso da un cinghiale inviato dal geloso Apollo con l'aiuto di Artemide. Dal sangue del giovane morente crebbero gli anemoni e da quello di Afrodite, ferita tra i rovi mentre era corsa a soccorrerlo, le rose rosse. Zeus commosso per il dolore di Afrodite, concesse ad Adone di vivere quattro mesi nel regno di Ade, quattro sulla Terra assieme alla sua amante e quattro dove preferiva lui.

Fonte: Wikipedia

 

Amo di Adone le rose dei giardini,
Quelle volucri rose, Lidia, amo,
Che sbocciano e sfioriscono
In uno stesso giorno.
Per esse è eterna luce, perché nascono
Quand'è già sorto il sole, e muoiono
Prima che Apollo lasci
Il suo visibil corso.
Così facciamo un giorno della vita,
Ignari, Lidia, volontariamente,
Che è notte prima e dopo
Il poco che duriamo.

Fernando Pessoa, Poesie di Ricardo Reis

Ah, non avevo chiuso la porta,
le candele non avevo acceso,
non sai come, stanca,
non mi risolvevo a coricarmi.

Guardare come si spengono le macchie
d'abeti nel buio del crepuscolo,
inebriandomi al suono d'una voce
che somiglia alla tua.

E sapere che tutto è perduto,
che la vita è un maledetto inferno!
Oh, ero così sicura
che saresti tornato…

 

Anna Achmatova, Odessa 1889 – Mosca 1966 

 

 

A Sanford piaceva fare brutti scherzi
come pisciare nelle bottiglie di latte
bruciare le gambe ai ragni
torturare gatti
metter l’acqua nel serbatoio ecc.

Ne sapeva
e ne faceva di tutti i colori.

Siamo cresciuti insieme.

Quando scoppiò la seconda guerra mondiale
lui si arruolò in aviazione.

“I piloti acchiappano più figa”,
mi disse.

Alla seconda missione sulla Manica
gli sfondarono il culo
nel cielo.

Non fu mai trovato.

Un brutto scherzo in più
in un gran brutto mondo.

Charles Bukowski, Andernach 1920 – San Pedro (California) 1994 

Ho conosciuto il silenzio delle stelle e del mare
e il silenzio della città quando si placa
e il silenzio di un uomo e di una vergine
e il silenzio con cui soltanto la musica trova linguaggio
il silenzio dei boschi
prima che sorga il vento di primavera
e il silenzio dei malati quando girano gli occhi per la stanza
e chiedo: Per le cose profonde a che serve il linguaggio?

Un animale dei campi geme uno o due volte
quando la morte coglie i suoi piccoli
noi siamo senza voce di fronte alla realtà
noi non sappiamo parlare.
Un ragazzo curioso domanda a un vecchio soldato
seduto davanti alla drogheria:
Dove hai perduto la gamba?
E il vecchio soldato è colpito di silenzio e poi gli dice:
Me l’ha mangiata un orso
e il ragazzo stupisce
mentre il vecchio soldato muto rivive come un sogno
le vampe dei fucili
il tuono del cannone
le grida dei colpiti a morte
e sé stesso disteso al suolo
i chirurghi dell’ospedale
i ferri
i lunghi giorni di letto
ma se sapesse descrivere ogni cosa
sarebbe un artista
ma se fosse un artista
vi sarebbero più profonde ferite che non saprebbe descrivere.

C’è il silenzio di un grande odio
e il silenzio di un grande amore
e il silenzio di una profonda pace dell’anima
c’è il silenzio degli dei che si capiscono senza linguaggio
c’è il silenzio della sconfitta
e il silenzio di coloro che sono ingiustamente puniti
e il silenzio del morente la cui mano stringe subitamente la vostra
c’è il silenzio che interviene tra il marito e la moglie
c’è il silenzio dei falliti
il vasto silenzio che copre le nazioni disfatte e i condottieri vinti
c’è il silenzio di Lincoln che pensa alla povertà della sua giovinezza
e il silenzio di Napoleone dopo Waterloo
e il silenzio di Giovanna D’Arco
che dice fra le fiamme Gesù benedetto
e c’è il silenzio dei morti.

Se noi che siamo vivi non sappiamo parlare di profonde esperienze
perché vi stupite che i morti non vi parlino della morte?
Il loro silenzio avrà spiegazioni quando li avremo raggiunti.

E. Lee Masters, Kansas 1869 – Pennsylvania 1950 

Di te mi ricordo di rado,
non sono curiosa del tuo destino,
ma il segno lieve che hai tracciato
non si cancella dal rifugio dell’anima.
(A. Achmatova)

Tutto è stato sottratto: l’amore e la forza.
Anche il corpo, perduto nel borgo senza amore,
non è contento del sole.
Non conosco l’indole della Musa gioiosa:
ella mi guarda e tace
mentre, spossata, piega sul mio petto
la testolina nell’angusta corona.

E la coscienza s’infuria da sola
e terribilmente esige il massimo tributo.
Col viso coperto le rispondevo…
Non ho più lacrime né giustificazioni.

Anna Achmatova, Odessa 1889 – Mosca 1966