- I legami fra una persona e noi esistono solamente nel pensiero. La memoria, nell’affievolirsi, li allenta; e, nonostante l’illusione di cui vorremmo essere le vittime, e con la quale, per amore, per amicizia, per cortesia, per rispetto umano, per dovere, inganniamo gli altri, noi viviamo soli. L’uomo è l’essere che non può uscire da sé, che non conosce gli altri se non in sé medesimo, e che, se dice il contrario, mentisce. (da Alla ricerca del tempo perduto)
- L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi.
- Non si riceve la saggezza, bisogna scoprirla da sé, dopo un tragitto che nessuno può fare per noi, nè può risparmiarci, perché essa è una visuale sulle cose. (da Alla ricerca del tempo perduto)
- Tutte le cose più grandi che conosciamo ci sono venute dai nevrotici. Sono loro e solo loro che hanno fondato religioni e hanno creato magnifiche opere d’arte. Mai il mondo sarà conscio di quanto deve loro, e nemmeno di quanto essi abbiano sofferto per poter elargire i loro doni. (da I Guermantes)
- Il mondo […] non è stato creato una volta, ma tutte le volte che è sopravvenuto un artista originale. (da I Guermantes)
- Le due massime cause d’errore nei nostri rapporti con un’altra persona sono di aver buon cuore, oppure di amarla. (da La fuggitiva)
- Cessando di essere pazzo, diventò stupido. (da I Guermantes)
Per me la memoria volontaria, che è soprattutto una memoria dell’intelligenza e degli occhi, non ci dona del passato che facce prive di verità; ma quando un odore, un sapore ritrovati in circostanze diversissime risvegliano in noi, nostro malgrado, il passato, noi sentiamo quanto questo era diverso da come credevamo di ricordarlo, e che la nostra memoria volontaria dipingeva – come i cattivi pittori – con dei colori sprovvisti di verità. Già in questo volume voi vedrete il personaggio che racconta e dice “Io” (e ben inteso, quell’“Io” non sono io) ritrovare di colpo anni, giardini, esseri dimenticati, nel gusto di un sorso di tè in cui ha intinto un pezzo di madeleine; e senza dubbio egli li ricordava tutti, ma senza i loro colori e il loro fascino. Io ho potuto fargli dire che – come in quel piccolo gioco giapponese in cui si intingono dei bordi di carta in una boccia e che non appena immersivi si ritirano, si contornano e diventano fiori o personaggi – tutti i fiori del suo giardino, le ninfee della Vivonne, le brave persone del villaggio e le loro piccole case, e la chiesa, e tutta quanta Combray e i suoi dintorni, tutto ciò che prende forma e solidità, è uscito – città e giardini – da una tazza di tè.
in occasione della pubblicazione de La strada di Swann (1913).
Marcel Proust, Auteuil 1871 – 1922
