Che miseria il piacere: non egregio,
ma angusto privilegio,
per quanto dolce, breve
come la foglia che cadrà.
E’ gioia che non dura,
limitata misura.
Che delizia il dolore, quando sai
che domani te ne libererai.
Per quanto freddo e oscuro,
ti lascerà in futuro.
Che gusto quel dolore
che l’indomani muore.
Di tutto ciò che cade, a questo mondo,
è la foglia d’autunno che al mio cuore
fa sentire il dolore più profondo.
Chi ci pensava, a primavera in fiore?
Il vasto mondo rideva ingemmato -
Sospira, canto alato.
A cento insidie minime e fatali
nel cammino di un giorno ci esponiamo:
è la mela bacata sopra il ramo,
l’uccello a cui si spezzano le ali,
la voce che cantò, che lenta smuore.
Silenzio, suono e vista di dolore.-
Pietà, dolce Signore
La speranza che ho sognato era un sogno,
soltanto un sogno, mi risveglio ora,
sconfortata, esausta e vecchia,
per un sogno.
un salice piangente in un lago:
lì appendo l’arpa ammutolita, logora e spaccata,
per un sogno.
cuore silenzioso, stai quieto e spezzati:
la vita e il mondo sono cambiati, ed io stessa,
per un sogno.
Christina Rossetti, Londra 1830 – 1894 
Giulietta: «Buonanotte, buonanotte! Salutarsi è una pena così dolce che ti direi addio fino a domani.»
Romeo: «Il sonno scenda sui tuoi occhi, la pace nel tuo petto! Oh fossi io il sonno e la pace per riposare così dolcemente!»
(William Shakespeare)
Ritorna da me, ti aspetto e veglio:
oppure no, ancora non venire, sarebbe già finito,
e chissà quando tornerai di nuovo,
sono così rari i miei piaceri e scarsi.
penso "Ora, quando viene" mio diletto "quando":
poichè tra tutti gli uomini di questo vasto mondo
il mio è uno solo: sei tu, amore, il mio mondo.
tanto presto viene il dolore del distacco.
Cresce e cala come la luna la speranza
tra i giorni beati dei nostri incontri:
quando la vita era dolce
perchè tu dolci le chiamavi?
Christina Rossetti, Londra 1830 – 1894 
Vieni da me nel silenzio della notte,
nel silenzio parlante di un sogno vieni,
vieni con la curva tenera delle gote
e occhi che brillano come sogni sull’acqua:
ritorna in lacrime,
ricordo, speranza, amore di anni finiti.
da cui dovevo svegliarmi in Paradiso,
dove attendono e si incontrano anime
traboccanti d’amore,
dove occhi struggenti sorvegliano la porta
che lenta si apre, fa entrare e uscire mai più.
la mia vera vita di nuovo benché fredda nella morte:
ritorna nei sogni, che io possa scambiare
battito con battito, respiro con respiro:
parla sottovoce, chinati vicino
come tanto tempo fa, amore, quanto tempo fa.
Christina Rossetti, Londra 1830 – 1894 
Quel che non è e non può essere ho cercato,
per una speranza prolungata si è ammalato il mio cuore:
ma occorrono anni per abbandonare
una speranza di gioventù.
l’oggetto anelato sembrava fuggire,
pure di giorno in giorno,
vigile aspettavo.
la speranza vacilla e finirà.
Ora rinuncio e troverò pace:
e non ho rinunciato mai.
è un vuoto nome, perchè dare via per un nome
la pace dei miei giorni?
Pure io la davo.
e di salutare dolore:
è una traccia vana
e ancora l’insegui.
Parmigianino. Amore che fabbrica l’arco, 1531
Vienna, Kunsthistorisches Museum
«Ai piedi di Amore si trovano due Putti, che sedendo uno piglia l’altro per un braccio, e ridendo vuol che tocchi Cupido con un dito, e quegli, che non vuol toccarlo, piange mostrando aver paura di cuocersi al fuoco d’Amore.»
(Commento del Vasari, 1568)