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Salvo

Il crollo

   "Nessuno c’era in cielo, papà, per noi.
Allo stesso modo della morte, i gendarmi arrivarono
di notte. E a difenderci uscimmo, solo perché
nei campi calpestavano il grano e il
vento i loro cavalli. Nessuno c’era in cielo,
papà, per noi"
   Qualcuno udì le voci?

   Lontano, in città,
dove ansiosi si distendevano i giovani ultimi giorni dell’estate
e si svegliano con brina negli occhi, dove l’ombra
cade marcia dagli alberi,
e le vergini si abbandonano al sonno con i loro petti
quali lampade sepolte; lontano, dalla parte opposta
a noi, dove la furia lambisce come un’onda
placida le caviglie del delitto, a Lima la noiosa
che geme sotto la pioggia
come una chitarra imbavagliata:
   qualcuno udì le voci?

   Allora, perchè tutti cercavano le loro fronti
per terra, tremando come pezzi di specchio
vergognoso, come frustati
da invisibili lampi, come uomini?

   (Dimmi che non è morto, dimmi che non l’hanno
ucciso, poichè i suoi occhi bevevano tutta la luce
del mondo. E se è vero, non lo dire,
non dire degli amori stramazzati, gli amori
eterni che partirono in flotte di veloci
bare. Non parlarmi della notte che senza i suoi
occhi passa come uno specchio tra le mani
d’un cieco. Parlami del sangue, parlami della
vita che nasce dalla polvere e dal sangue. E agli
occhi di tutti – agli occhi del martire e del boia –
scenderà il lampo, il bianco
fuoco dell’amore, il fuoco dei suoi occhi resuscitati.)

   "Nessuno c’era in cielo, papà, né dio né luna.
Solo quando appiccarono fuoco al paese,
scostando le ombre e la puzza del sangue, potei
vedere: i nostri figli, che legati lasciammo nelle 
case perchè non li ammazassero, i nostri figli
bruciavano, bruciavano come legni spaventati in mezzo a grida
e tetti incendiati che cadevano. Che lacrime
saranno state le nostre lacrime, che invece di spegnerlo,
ravvivavano il fuoco… Quella notte, proprio lì,
con queste mani mi strappai gli occhi, papà,
con queste mani".
   Qualcuno udì le voci?


Cesar Salvo 

 

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