Stasera stavo guardando su youtube l'intervento di Massimo Ciancimino al Viva Voce Festival. Ad un certo punto, nello spazio delle domande, interviene una signora tra il pubblico, e nel fare la sua domanda parla della storia di una ragazza fino a questo momento a me completamente sconosciuta. E' una storia incredibile.

Questa ragazza di cui voglio parlare si chiama Rita Atria. La storia di Rita comincia brutalmente nel 1985, quando la mafia uccide suo padre, Don Vito Atria. Rita ha 11 anni. 

Vito Atria era un boss mafioso di Partanna, nella provincia di Trapani, e venne ucciso in un regolamento di conti perché sembra si opponesse al nuovo corso della mafia che aveva cominciato ad investire i propri soldi nel giro della droga. Il padre di Rita viene ucciso a 9 giorni dal matrimonio di Nicola (figlio del boss e fratello di Rita). Nicola Atria decide allora di vendicare la morte del padre con i mezzi mafiosi, ma finirà vittima della mafia lui stesso nel 1991. Giugno del 1991, Rita ha 17 anni.

A questo punto della sua vita, Rita ha perso per mano della mafia il padre e il fratello. 5 mesi dopo la morte del fratello, nel novembre del 1991, Rita decide di testimoniare contro gli assassini dei suoi familiari. Nonostante la sua giovane età infatti, è depositaria di molti segreti mafiosi, che il fratello Nicola le ha rivelato dopo la morte del padre. Il giudice che raccoglierà le sue testimonianze è Paolo Borsellino.

A causa del suo nuovo ruolo di testimone, Rita viene spostata a Roma e messa sotto la protezione dell'Alto Commissariato Antimafia. A Roma vivrà in un appartamento insieme alla cognata (la moglie del fratello Nicola, anche lei testimone e anche lei sotto protezione).

Il 19 luglio del 1992, a Palermo, in via D'Amelio, il giudice Paolo Borsellino viene ucciso dalla mafia per mezzo dell'esplosione di una Fiat 126 imbottita con 100 chili di tritolo. 

Sette giorni dopo la morte di Borsellino, Rita Atria si toglierà la vita gettandosi dal settimo piano della sua abitazione a Roma.

Al suo paese la chiamavano "Fimmina lingua longa e amica degli sbirri". Al suo funerale non partecipò neanche il parroco del paese. 

Pochi mesi dopo la morte di Rita, sua madre andò al cimitero e con un martello distrusse la sua lapide e la sua fotografia.

 

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