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Fabrizio de André, La Buona Novella: Il ritorno di Giuseppe – Il sogno di Maria

I testi de La Buona Novella di De André sono ispirati ai vangeli apocrifi.

[note]Dizionario De Mauro, Apocrifo: Documento attribuito falsamente ad un autore, non autentico.[/note]

I vangeli citati da De André sono apocrifi perché non riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa, che riconosce come autentici solo i quattro Vangeli canonici inseriti nel Nuovo Testamento. Se vi interessa approfondire i severissimi criteri di scelta per i 4 vangeli ufficialmente riconosciuti, potete leggere Voltaire che racconta le modalità usate nel Concilio di Nicea per la scelta dei Vangeli canonici. C'è da dire per completezza, che la Chiesa non riconosce come vero il racconto di Voltaire, ma considerando la delicatezza con cui la Chiesa ha amministrato la Fede nel corso della storia (due esempi su tutti: l'Inquisizione e le Indulgenze), il racconto di Voltaire non sembra del tutto inverosimile.

Tornando a La Buona Novella, nel filmato qui sotto De André canta Il ritorno di Giuseppe e Il sogno di Maria.

Il ritorno di Giuseppe: Poco dopo aver sposato Maria, Giuseppe si allonta diversi mesi da casa per lavoro e nella prima canzone lo troviamo nel deserto durante il viaggio di ritorno verso la Galilea: «Stelle, già dal tramonto, si contendono il cielo a frotte, luci meticolose nell'insegnarti la notte. Un asino dai passi uguali, compagno del tuo ritorno, scandisce la distanza lungo il morire del giorno. Ai tuoi occhi, il deserto, una distesa di segatura, minuscoli frammenti della fatica della natura. Gli uomini della sabbia hanno profili da assassini, rinchiusi nei silenzi d'una prigione senza confini.» 

Secondo i Vangeli apocrifi, quando Giuseppe la sposò, Maria era poco più che una bambina. Giuseppe era già molto avanti con gli anni, e in lei più che una moglie vedeva una figlia. Per questo motivo, durante il suo viaggio le aveva intagliato una bambola nel legno e adesso, sulla strada del ritorno, pensava al momento in cui gliel'avrebbe finalmente consegnata: «Odore di Gerusalemme, la tua mano accarezza il disegno d'una bambola magra, intagliata del legno. "La vestirai, Maria, ritornerai a quei giochi lasciati quando i tuoi anni erano così pochi".»

Le cose però non vanno nel modo in cui le aveva immaginate Giuseppe, perché Maria sta per fargli una sorpresa più grande della sua: deve dirgli di essere incinta. La prima canzone finisce con i due che si abbracciano e Giuseppe che scopre attraverso il tocco della pancia di Maria che lei aspetta un bambino: «E lei volò fra le tue braccia come una rondine, e le sue dita come lacrime, dal tuo ciglio alla gola, suggerivano al viso, una volta ignorato, la tenerezza d'un sorriso, un affetto quasi implorato. E lo stupore nei tuoi occhi salì dalle tue mani che vuote intorno alle sue spalle, si colmarono ai fianchi della forma precisa d'una vita recente, di quel segreto che si svela quando lievita il ventre. E a te, che cercavi il motivo d'un inganno inespresso dal volto, lei propose l'inquieto ricordo fra i resti d'un sogno raccolto.»

Semplicemente divina l'immagine poetica in coda alla canzone, che descrive lo stupore di Giuseppe alla ricerca di un segno di colpevolezza negli occhi di Maria che non trova ("… cercavi il motivo d'un inganno inespresso dal volto"): Maria non ha il volto colpevole di qualcuno che debba scusarsi, eppure è incinta e il marito manca da mesi. Allora spiega a Giuseppe cosa è successo in sua assenza: sta per raccontargli un sogno che non è stato un sogno ("… forse era sogno ma sonno non era").

Il sogno di Maria: Questa canzone contiene immagini poetiche semplicemente spettacolari. Il racconto di Maria inizia all'interno del Tempio, dove in quei tempi si andava a pregare. E qui, già dall'inizio, introduce un'immagine ultraterrena nel suo racconto: spiega a Giuseppe che tutte le sere, mentre era nel Tempio, un Angelo la raggiungeva per insegnarle nuove preghiere. Finché una sera di quelle, la prese con sé e la portò in volo "dove il giorno si perde, a cercarsi da solo nascosto tra il verde". Al ritorno dal volo, l'Angelo annuncia a Maria che concepirà un figlio per opera del Signore: «Nel Grembo umido, scuro del tempio, l'ombra era fredda, gonfia d'incenso; l'angelo scese, come ogni sera, ad insegnarmi una nuova preghiera: poi, d'improvviso, mi sciolse le mani e le mie braccia divennero ali, quando mi chiese – Conosci l'estate io, per un giorno, per un momento, corsi a vedere il colore del vento. Volammo davvero sopra le case, oltre i cancelli, gli orti, le strade, poi scivolammo tra valli fiorite dove all'ulivo si abbraccia la vite. Scendemmo là, dove il giorno si perde a cercarsi da solo nascosto tra il verde, e lui parlò come quando si prega, ed alla fine d'ogni preghiera contava una vertebra della mia schiena. (… e l' angelo disse: "Non temere, Maria, infatti hai trovato grazia presso il Signore e per opera Sua concepirai un figlio…)»

Dopo l'annuncio dell'Angelo, Maria si ritrova di nuovo nel Tempio tra i sacerdoti, e le voci della strada la riportano alla realtà. Ma sente ancora l'Angelo ripetere da lontano "Lo chiameranno Figlio di Dio". Qui finisce il racconto di Maria, che a questo punto cerca l'indulgenza di Giuseppe, quasi il perdono, anche se sente di non avere colpe. Il finale della canzone è uno degli splendidi quadri di umanità che De André ha disegnato in quest'album: Giuseppe, perplesso, risponde al racconto di Maria con una carezza: «Le ombre lunghe dei sacerdoti costrinsero il sogno in un cerchio di voci. Con le ali di prima pensai di scappare ma il braccio era nudo e non seppe volare: poi vidi l'angelo mutarsi in cometa e i volti severi divennero pietra, le loro braccia profili di rami, nei gesti immobili d'un altra vita, foglie le mani, spine le dita. Voci di strada, rumori di gente, mi rubarono al sogno per ridarmi al presente. Sbiadì l'immagine, stinse il colore, ma l'eco lontana di brevi parole ripeteva d'un angelo la strana preghiera dove forse era sogno ma sonno non era – Lo chiameranno figlio di Dio – Parole confuse nella mia mente, svanite in un sogno, ma impresse nel ventre." E la parola ormai sfinita si sciolse in pianto, ma la paura dalle labbra si raccolse negli occhi semichiusi nel gesto d'una quiete apparente che si consuma nell'attesa d'uno sguardo indulgente. E tu, piano, posasti le dita all'orlo della sua fronte: i vecchi quando accarezzano hanno il timore di far troppo forte.»

Nel video qui sotto, De André canta le due canzoni consecutivamente. Prima del video due cose. Prima cosa: ascoltatelo in cuffia con le luci basse, ci sono atmosfere ed arrangiamenti musicali da puro e semplice delirio. Questa musica con questi testi potrebbero sorprendere chiunque a colpi di bellezza.

La seconda cosa è questa citazione da un appunto di De André all'album, scritto nel 1970:

[note]Dopo aver ringraziato diversi musicisti che hanno contribuito alla realizzazione dell'album, De André continua: … Giorgio Piazza – basso, Flavio Premoli – organo, Mauro Pagani – flauto, del complesso "I Quelli" ed il chitarrista Andrea Sacchi, che dopo due giorni di distaccata collaborazione hanno dimenticato gli spartiti sui leggii e sono venuti a chiedermi "Perché hai fatto questo disco, perché hai scritto queste parole". Anche con loro la fatica comune si è trasformata in amicizia: da quel momento.[/note]

 

 

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