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Hey You – Il Grido, di Edvard Munch: Analogie

 

"Camminavo lungo la strada con due amici, quando il sole tramontò. Il cielo si tinse all’improvviso di rosso sangue. Mi fermai, mi appoggiai stanco morto a un recinto. Sul fiordo nerazzurro e sulla città c’erano sangue e lingue di fuoco. I miei amici continuavano ancora a camminare e io tremavo ancora di paura e sentivo che un grande grido infinito pervadeva la natura".
(Dal diario personale di Edvard Munch)

Quello qui sopra è Il Grido di Munch. Il quadro è la rappresentazione viva dell'angoscia umana di fronte al mistero dell'esistenza e alla apparente indifferenza di una natura matrigna (concetti che spadroneggiano in tutta l'arte: Leopardi: Ah, natura natura perché di tanto inganni i figli tuoi?, ma anche nella religione: Gesù sulla croce, nel momento di massima solitudine di fronte alla morte, chiede: Padre, perché mi hai abbandonato?). L'angoscia esistenziale è un'esperienza intima, assoluta, personale, privata, e come tale solitaria per definizione. Nel quadro di Munch la figura in primo piano è dipinta nel momento culminante di questa angoscia, quello della rivelazione che arriva addosso all'improvviso. Il momento in cui vedi, capisci. Le due persone dietro la figura sono gli amici che si allontanano ignari, continuando la passeggiata. Sono gli altri. La figura in primo piano si volta dopo essersi fermata, si lascia l'orrore alle spalle e grida verso chi sta guardando il quadro. La figura in primo piano grida verso di noi.

Ho citato questo quadro di Munch perché guardando il video di Hey You nella versione suonata durante il tour The Wall del 1980, ho trovato straordinarie analogie tra la figura che urla nel quadro e il fantoccio che viene inquadrato durante tutta l'esecuzione della canzone. Naturalmente le analogie non finiscono qui, perché l'accostamento si sposa alla perfezione con il testo della canzone e con il concetto strutturale dell'intero album The Wall. Il fantoccio viene inquadrato da diverse angolazioni durante il video, e il grido deforme disegnato sulla sua faccia sembra proprio quello della creatura di Munch uscita dal quadro. Le due espressioni sembrano figlie della stessa angoscia. Durante la canzone sul palco si vede solo il fantoccio, tra il pubblico e i Pink Floyd è calato un muro dall'alto che ostacola la vista della band. Se arrivate alla fine del filmato, a 3 minuti e 55 secondi vedrete Waters che canta da dietro il muro, e con un volo molto suggestivo della telecamera, viene successivamente inquadrato il pubblico che si trova al di là del muro. Il testo della canzone che potete trovare qui e la sua analisi critica che trovate qui, svelano il significato dell'intera scenografia.

 

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